Caso di corruzione
Trovato l’accordo con le autorità di Abuja per la mega tangente di 182 milioni di dollari versata a politici locali dal gruppo Tskj, di cui faceva parte anche il gigante italiano. Evitato il processo. Che continua, invece, in Italia. Quella somma si aggiunge ai 365 milioni che l’Eni deve pagare, per la stessa vicenda, negli Usa.

Per mettere a tacere ogni scandalo, Snamprogetti Netherlands, che fa capo a Saipem del gruppo Eni, ha deciso di chiudere la partita giudiziaria in Nigeria, mettendo sul tavolo della procura di Abuja 30 milioni di dollari, più 2,5 milioni per il rimborso spese e per costi legali sostenuti dal governo del paese africano.

Spese che saranno rimborsate a Saipem dallo stesso cane a sei zampe, affinchè quei costi non vadano ad impattare sui bilanci della controllata.

La vicenda tacitata così lautamente ha nel suo cuore un gigantesco caso di corruzione internazionale. La compagnia di Paolo Scaroni ha fatto parte dal 1994 al 2004 di un consorzio (Tskj) guidato dall’americana Halliburton e composto da quattro multinazionali – oltre alla compagnia texana e al gruppo italiano, dalla giapponese Jgc e dalla francese Technip – il quale avrebbe versato 182 milioni di dollari in tangenti per corrompere politici e alti funzionari nigeriani con lo scopo di aggiudicarsi l’autorizzazione a costruire impianti di liquefazione di gas. I benefici dell’operazione si sarebbero aggirati intorno ai 6-7 miliardi di dollari.

In Nigeria, per questa vicenda, è finito in carcere anche il direttore di operazioni di Saipem, l’italiano Giuseppe Surace. Il 25 novembre 2010, l’EFCC, la Commissione per i crimini economici e finanziari della Nigeria, ha autorizzato la perquisizione degli edifici della Halliburton a Lagos. In questa occasione sono stati arrestati dieci impiegati e due direttori, così come il già citato amministratore delegato della Saipem, e il suo omologo francese della Technip.

Una tangente per la quale l’Eni ha dovuto aprire i cordoni della borsa anche negli Stati Uniti. L’holding di Scaroni dovrà infatti versare una multa complessiva di 365 milioni di dollari all’amministrazione americana () per porre fine all’azione penale portata avanti dal dipartimento della giustizia statunitense, visto che quel caso di corruzione ha violato anche alcune nomative previste dalla legislazione Usa.

Se in Nigeria e negli Stati Uniti, le autorità giudiziarie si sono accontentate del risarcimento milionario, non altrettanto sta accadendo in Italia. Per la medesima ipotesi di corruzione, infatti, nell’udienza preliminare del processo in corso a Milano, ieri il pm Fabio De Pasquale ha ribadito le richieste di rinvio a giudizio per cinque persone fisiche. Le quali sono indagate per corruzione internazionale, mentre Saipem è indagata per l’ipotesi di aver violato la legge 231 sulla responsabilità delle aziende.

La prossima udienza è stata fissata per il 30 dicembre, nella quale il giudice Simone Luerti scioglierà le riserve sulle eccezioni presentate dalle difese, mentre in quella successiva, il 12 gennaio, potrebbe decidere sul rinvio a giudizio.

 

Ma in Nigeria, l’Eni deve fronteggiare anche un’altra accusa. Questa volta l’ha presentata, in settembre, una ong internazionale, l’Environmental Earth Right Action, che ha pubblicato il rapporto di una spedizione sul campo nel quale si documenta un nuovo sversamento di petrolio dagli oleodotti dell’Agip in Nigeria. L’inquinamento ambientale e il suo risarcimento da parte delle multinazionali dell’oro nero restano uno snodo ancora irrisolto.

L’Africa, comunque, rappresenta per il gruppo Eni il 52% della sua produzione mondiale. Lo ha confermato in un’intervista a Jeune Afrique lo stesso amministratore delegato Paolo Scaroni. Il quale ha dichiarato che il continente «è la chiave della nostra crescita futura» e che la sua società investirà in Africa 14,5 miliardi nei prossimi 4 anni. Non si tratta soltanto di investimenti nel Nord Africa (Algeria, Libia ed Egitto), dove il gruppo opera da decenni, o dell’Angola, che è divenuta una ricca miniera di denaro. L’Eni ha deciso di investire anche in Togo, paese trascurato da altri gruppi.