Nigeria: morto a Londra l’ex presidente Muhammadu Buhari
Nigeria Politica e Società
Dal potere con un golpe militare nel 1983 alla sua elezione democratica nel 2015, le luci (poche) e le ombre dei suoi mandati
Nigeria: morto a Londra l’ex presidente Muhammadu Buhari
14 Luglio 2025
Articolo di Redazione
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É deceduto il 13 luglio a 83 anni in una clinica di Londra Muhammadu Buhari, presidente della Nigeria dal 2015 al 2023. In precedenza Buhari aveva esercitato il potere come presidente del Consiglio militare supremo dal 1983 al 1985, a seguito di un colpo di stato, il 31 dicembre 1983, in cui aveva deposto Shehu Shagari, al suo secondo mandato come presidente.

In quel periodo, nell’intento di colpire alle radici la situazione di corruzione, Buhari fece arrestare circa 500 politici, funzionari e affaristi. Il suo governo venne tuttavia ben presto sopraffatto in seguito a un ulteriore colpo di stato orchestrato da un altro militare, Ibrahim Babangida, che rimosse Buhari dopo soli 18 mesi, nell’agosto 1985.

Durante il suo breve mandato, Buhari tra l’altro fece arrestare e condannare da un tribunale militare a cinque anni di prigione Fela Kuti, il musicista padre dell’afrobeat e simbolo della lotta contro la dittatura.  

Buhari, secondo quanto comunicato dal governo di Lagos, sarà sepolto domani, 15 luglio, secondo il rito musulmano a Daura, nel suo stato di origine, Katsina, nel nord-ovest della Nigeria.

Convertito alla democrazia

Dopo la carriera militare, autodefinitosi un “democratico convertito”, dopo tre tentativi vinse nel 2015 le elezioni contro Goodluck Jonathan, secondo molti analisti in una delle competizioni elettorali tra le più democratiche nella storia del paese. E venne rieletto nel 2019 soprattutto per il consenso che seppe raccogliere tra le masse povere del nord della Nigeria.

Benché molti nigeriani sperassero nella sua capacità di combattere i gruppi jihadisti, come aveva fatto in precedenza, la violenza, che era rimasta per lo più confinata al nord-est, si andò diffondendo con ampie zone del paese, fuori dal controllo delle forze di sicurezza: jihadisti nel nord-ovest, separatisti armati e bande criminali nel sud-est che vagano tuttora senza controllo.

Quando Buhari andò al potere, tra l’altro, il paese viveva ancora sotto shock per il rapimento da parte dei terroristi di Boko Haram (a cui Nigrizia dedica il dossier di luglio – agosto) di 276 ragazze nella città nord-orientale di Chibok, di decine delle quali è scomparsa ogni traccia.

Sviluppo e lotta a corruzione e terrorismo: obiettivi falliti

Considerato dall’opinione pubblica un politico sostanzialmente onesto, Buhari spesso affermava che a frenare lo sviluppo del paese erano le condizioni di corruzione endemica.

D’altro lato si vantava di aver migliorato la vita dei nigeriani e aver reso solida l’economia del paese ponendo in atto, come promesso, programmi di assistenza sociale, costruzione di linee ferroviarie, strade, dighe, aeroporti e infrastrutture elettriche.

In realtà, secondo i dati ufficiali, nel 2022 la produzione di petrolio – di gran lunga il principale prodotto di esportazione della Nigeria – era scesa al livello più basso in vent’anni, soprattutto a causa del furto di greggio nella regione meridionale di produzione, il Delta del Niger.

E anche il suo intento di eliminare la corruzione, come accennato in precedenza, aveva attirato numerose critiche per aver fallito nel condannare figure politiche di reale rilievo.

Buhari venne anche criticato per non aver affrontato con la determinazione necessaria la crisi protrattasi per anni, con frequenti scontri mortali, tra agricoltori locali e allevatori di etnia fulani nella Nigeria centrale.

La repressione del movimento #EndSars

Alcuni gruppi impegnati per la difesa dei diritti umani hanno d’altro canto affermato che Buhari non ha mai abbandonato le sue tendenze autocratiche.

A testimonianza di ciò i fatti del 2020, quando manifestanti disarmati del neonato movimento popolare #EndSars che protestavano contro la brutalità della polizia erano stati uccisi a colpi d’arma da fuoco a Lagos. Eventi cui fecero seguito violenze di strada a livello nazionale, segnando alcuni dei disordini civili più diffusi dalla fine del regime militare, nel 1999. 

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