Nuove violenze a Jos e Maiduguri
86 morti e 189 feriti in una serie di scontri a Jos e Maiduguri. Le violenze che hanno colpito la comunità cristiana durante le celebrazioni del Natale, sono state interrotte ieri dall’intervento dell’esercito ad un mese dalle elezioni dei governatori locali.

Sono riesplose all’improvviso le violenze a Jos, capitale dello stato centrale nigeriano di Plateau e più a nord, a Maiduguri, capitale dello stato di Borno. Tra venerdì e domenica gli scontri tra comunità hausa-fulani e birom hanno provocato 86 morti e 189 feriti.

 

Il 24 dicembre, quasi in contemporanea, una serie di esplosioni (almeno sette ordigni) colpivano luoghi di culto cristiani in due zone di Jos, mentre più a nord, nella città di Maiduguri, sei persone tra cui anche un pastore protestante, venivano uccise da uomini armati durante le celebrazioni in due chiese.

 

La dinamica non è ancora del tutto chiara, ma le prime dichiarazioni del capo di stato maggiore dell’esercito nigeriano, generale Azubulike Ihejirika, evidenziano una novità rispetto agli scontri che ormai da una decina d’anni coinvolgono ciclicamente le due comunità a Jos. Il fatto nuovo è che per la prima volta sono stati usati esplosivi, cosa che aggiunge, secondo Ihejirika, una “dimensione terroristica” alle violenze.

 

Domenica, mentre nel mondo riecheggiavano le parole di condanna delle violenze, pronunciate da Benedetto XVI, gli scontri si sono riaccesi a Jos con un morto, edifici e auto dati alle fiamme, e abitazioni distrutte. L’arrivo dell’esercito che ha iniziato a pattugliare le strade ha evitato, probabilmente, l’aggravarsi della situazione.

 

Restano per lo più nell’ombra i reali protagonisti di quest’ennesima ondata di violenza. La scelta del momento – il 24 dicembre – e l’obiettivo – i cristiani, in prevalenza appartenente all’etnia birom – lasciano pensare che ad organizzare gli attacchi di venerdì possano essere stati gruppi hausa-fulani, comunità a prevalenza musulmana. E che domenica ci sia stato un tentativo di vendetta dei birom. Così è stato, almeno, in passato.

 

Le faide tra questi due gruppi hanno provocato nell’ultimo decennio migliaia di vittime a Jos e nei villaggi limitrofi: più di 1.000 nel settembre 2001, 700 nel 2004, almeno 300 il 28 novembre 2008 dopo le contestate elezioni locali vinte dal partito di governo. Poi, i massacri del gennaio 2010: in cinque giorni 450 morti tra gli hausa-fulani che rispondevano, a marzo, con altre 411 uccisioni a scapito dei birom. Tensioni scaturite da pesanti disparità sociali tra i due gruppi, avvallate da una legislatura locale che penalizza gli hausa, considerati “immigrati”.

Diverso il contesto a Maiduguri, nel nord musulmano. Qui ha base la setta islamista radicale Boko Haram che si autodefinisce come i “talebani nigeriani” e contro la quale le forze di sicurezza combattono una guerriglia che ha già provocato oltre 700 morti dal luglio 2009.

 

Queste nuove violenze arrivano in un momento molto delicato per la politica della Federazione e dei singoli Stati: il 13 gennaio si svolgeranno le primarie interne al People’s Democratic Party (PDP – partito al potere), tra Goodluck Jonathan (cristiano del sud) e Atiku Abubakar (ex-vicepresidente con Ibrahim Babangida, originario del nord). Poco dopo, il 29 gennaio, si terranno invece le elezioni dei 36 governatori degli stati federali.