John Amanam, scultore ed ex artista di effetti speciali di Nollywood (l’industria cinematografica nigeriana), aveva già fatto parlare di sé negli ultimi 5 anni per un’innovazione molto apprezzata in Africa: protesi iper-realistiche pensate per persone con pelle nera, un settore fino ad allora ignorato dall’industria globale.
Con la fondazione di Immortal Cosmetic Art, nella città di Uyo, nel sud-est del paese, ha sviluppato mani, dita, nasi, orecchie e arti che non solo riproducono fedelmente il colore della pelle, ma anche dettagli come vene e impronte digitali.
L’idea nacque dopo un incidente accaduto al fratello Ubokobong nel 2019 quando i fuochi di capodanno gli costarono tre dita. Le protesi disponibili sul mercato erano chiare e poco adattabili, accentuando la disabilità invece di ridurla. Da allora i due hanno unito le loro competenze: l’occhio artistico di John e la formazione tecnologica di Ubokobong. Le prime protesi erano esclusivamente estetiche, pensate per ridare dignità e ridurre lo stigma sociale.
La mano divina
Negli ultimi mesi è arrivato il passo successivo: i fratelli hanno annunciato un prototipo di protesi bionica che integra funzioni motorie, sfruttando segnali elettromiografici – cioè impulsi elettrici prodotti dalla contrazione muscolare – inviati dal cervello ai muscoli della mano. Il dispositivo bionico è stato battezzato Ubokobong, come il nome di uno dei due fratelli, che nella lingua locale ibibio significa ”mano di Dio”. «Le protesi bioniche sono già disponibili in altre parti di mondo, ma quello che abbiamo qui sono modelli iper-realistici. E soprattutto hanno il colore della pelle nera», ha dichiarato John in un’intervista all’agenzia Reuters.
Il progetto ha già raccolto interesse anche all’estero, con ordini da Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Ghana. Resta però la sfida dell’accessibilità: in Nigeria la maggior parte degli amputati non può permettersi una protesi. Per avviare una produzione su scala più ampia, i fratelli Amanam cercano sostegno da ONG e istituzioni governative, così da abbassare i costi e garantire il diritto a una protesi anche a chi non ha mezzi sufficienti.
«Costruite da africani per africani», ribadisce Ubokobong, ricordando che le loro creazioni puntano a colmare un vuoto lasciato per troppo tempo dal mercato globale.