Nigeria: a che punto è il processo di diversificazione del Gruppo Dangote
Economia Nigeria
Le aziende dell’uomo più ricco d’Africa sono in continua espansione, ma le acque attorno al gruppo restano agitate
Nigeria: a che punto è il processo di diversificazione del Gruppo Dangote
Dopo il cemento e il petrolio, l’impero economico del magnate nigeriano sta aumentando gli investimenti nella distribuzione dei carburanti e nell’agroalimentare. In questa ascesa gli ostacoli interni ed esterni però non mancano
09 Luglio 2025
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 4 minuti
Aliko Dangote

Cemento, petrolio e ora anche agroalimentare. L’ascesa di Aliko Dangote, l’uomo d’affari nigeriano più ricco d’Africa con un patrimonio stimato da Forbes nel 2025 in 23,2 miliardi di dollari, non sembra conoscere ostacoli.

Dal prossimo 15 agosto la raffineria di petrolio del Gruppo Dangote – la più grande del continente, situata a Lekki nella periferia di Lagos che tratta 550mila barili di greggio al giorno – inizierà a fornire direttamente i carburanti che produce (gasolio e benzina) a rivenditori, stazioni di servizio, compagnie telefoniche e operatori del trasporto aereo.

Nel comunicare il piano, lo scorso 15 giugno, il Gruppo Dangote ha annunciato che si appresta a mettere su strada 4mila nuovi camion cisterna alimentati a GNC (gas naturale compresso) e che costruirà più di 100 stazioni di rifornimento in tutta la Nigeria.

Distribuzione di carburanti

Di fatto l’intenzione di Dangote di puntare sul GNC è in linea con la scelta del governo centrale della Nigeria. Abuja ha dichiarato di voler investire su questo combustibile fossile, perché più economico del 40% rispetto alla benzina, ma finora aveva avuto difficoltà nel dare concretezza al suo piano a causa proprio dell’assenza di stazioni di rifornimento che ora Dangote si appresta a costruire.

Eppure all’annuncio di questi nuovi investimenti i malumori non sono tardati ad arrivare. Dalle pesanti accuse rivolte dall’imprenditore nel giugno 2024 alla “mafia del petrolio”, che a suo dire impedirebbe alle sue strutture di ricevere greggio da trattare per favorire le compagnie estere, le acque attorno al Gruppo Dangote sono rimaste agitate.

Nonostante gli enormi investimenti elargiti negli ultimi decenni nel paese, Dangote viene visto dalla classe politica e dirigente locale come un inquilino troppo ingombrante, la cui visione costantemente proiettata al futuro non fa altro che minacciare interessi invece fortemente ancorati al passato.

I 4mila camion cisterna acquistati dal Gruppo Dangote andranno a doppiare quelli attualmente in circolazione in tutta la Nigeria. Interpellato dall’agenzia Reuters Billy Gillis Harry, responsabile di PETROAN (Petroleum Products Retail Outlets Owners Association of Nigeria), rete che riunisce 6.700 rivenditori di prodotti petroliferi, ha detto che con questa mossa Dangote “in un colpo solo sta cercando di spazzarci via”.

Puntando su mezzi alimentati da GNC la rete di distribuzione del Gruppo offrirà infatti il servizio a prezzi più competitivi rispetto all’attuale concorrenza, il che significherà accompagnare fuori dal mercato centinaia di piccole e medie imprese e singoli rivenditori.

Per il momento l’ultimo accordo raggiunto con il governo, che ha stabilito un volume mensile di greggio che NNPC (Nigerian National Petroleum Company Limited) deve assegnare alla raffineria del Gruppo Dangote, che in cambio deve vendere alla compagnia petrolifera di stato un valore equivalente di prodotti raffinati, regge. Ma nel momento in cui entreranno in funzione camion cisterna e stazioni di rifornimento, sono da attendersi nuove frizioni.

Agroalimentare

Con l’obiettivo di diversificare costantemente le attività del suo gruppo, Aliko Dangote ha intensificato negli ultimi anni gli investimenti anche nell’agroalimentare. L’asticella su questo fronte è stata alzata un attimo dopo l’invasione militare russa dell’Ucraina, nel febbraio del 2022, come spiegato da Jeune Afrique.

Con i flussi di approvvigionamento alimentare improvvisamente spezzati e il conseguente aumento del costo di materie prime e prodotti, Dangote non è rimasto a guardare e un mese dopo l’inizio del conflitto ha inaugurato a Lagos il più grande impianto per la produzione di fertilizzanti di tutta l’Africa.

Nel novembre scorso Dangote Industries Limited, una delle tante diramazioni del Gruppo, ha inaugurato un altro impianto che produce prodotti derivati dal pomodoro nello stato di Kano, nel nord del paese. Mentre dal 2016 le attività di coltivazione e lavorazione del riso sono state estese a 14 stati, il che fa oggi del Gruppo il più grande produttore in Africa di questo cereale con una capacità produttiva di 700mila tonnellate all’anno.

Nell’industria dello zucchero, il primato del Gruppo Dangote, è invece inattaccabile da almeno venticinque anni. Dangote Sugar Refinery registra oggi una capacità di raffinazione pari a 1,44 milioni di tonnellate all’anno, ha investito 700 milioni di dollari nel programma governativo della Nigeria per aumentare la produzione nazionale, sta realizzando progetti negli stati di Adamawa, Nasarawa e Taraba, ha aperto una filiale in Ghana nel 2023 e presto potrebbe farlo anche in Zambia.

Sul medio-lungo periodo l’obiettivo di questi investimenti è fare del Gruppo Dangote l’ago della bilancia per la sicurezza alimentare di tutta l’Africa o, quantomeno, della parte centro-occidentale del continente.

Su questo fronte il magnate nigeriano non sta incontrando ostacoli interni ma deve guardarsi piuttosto dalle possibili reazioni di chi da decenni ha in pugno il mercato africano, in primis Cina e India. Sono poi da mettere in conto le minacce legate agli effetti dei cambiamenti climatici che specie per l’agricoltura si stanno rivelando sempre più devastanti.

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