Nigeria regina d’Africa: la decima coppa delle Super Falcons accende i riflettori sul calcio femminile
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Women's Africa Cup of Nations 2025
Nigeria regina d’Africa: la decima coppa delle Super Falcons accende i riflettori sul calcio femminile
La Nigeria ha completato una delle più straordinarie rimonte nella storia della Coppa d’Africa femminile, battendo il Marocco per 3-2 e conquistando così il suo decimo titolo continentale. Una vittoria che ha acceso il dibattito su un torneo sempre più centrale nello sviluppo del calcio femminile a livello globale
28 Luglio 2025
Articolo di Vincenzo Lacerenza
Tempo di lettura 4 minuti

Alla fine, dopo una rimonta epica, l’ha spuntata ancora una volta la Nigeria. Le Super Falcons hanno scritto un nuovo capitolo nella storia del calcio femminile africano, ribaltando le padrone di casa del Marocco e conquistando il loro decimo titolo nella Women’s Africa Cup of Nations (WAFCON). 

Dopo un primo tempo in ombra, allo stadio Olimpico di Rabat, Esther Okoronkwo e Folashade Ijamilusi hanno guidato la rimonta nigeriana, prima del gol decisivo di Jennifer Echegini all’88’, che ha permesso alle nigeriane di chiudere in gloria, sollevando il nuovo trofeo della Coppa d’Africa femminile: un pallone dorato al centro di un fiore, con i petali che rappresentano le nazioni partecipanti, simbolo tangibile dell’impegno della confederazione africana in favore della parità, dello sviluppo e del riconoscimento internazionale del calcio femminile africano.

«Abbiamo parlato molto durante l’intervallo», ha spiegato Justine Madugu, il coach delle Super Falcons, nominato miglior allenatore del torneo. «Abbiamo stravolto il piano gara, ma la cosa che ha fatto la differenza è stata la tenuta mentale. Abbiamo sempre continuato a crederci». 

La Nigeria, grazie a questo successo, estende ulteriormente il proprio dominio nel continente, confermandosi una vera e propria superpotenza: su 12 edizioni ufficiali del torneo (scattato nel 1998, anche se in precedenza c’erano state due edizioni non ufficiali), infatti, le Super Falcons hanno vinto ben 10 volte.

Quella appena andata in archivio, e culminata con il successo della Nigeria, è stata una delle edizioni più equilibrate e avvincenti di sempre. La partecipazione di 12 nazionali – tra cui il Sudafrica campione in carica, lo Zambia della star Barbra Banda, il Ghana in ascesa dopo il cambio di guida tecnica, la Nigeria, e ovviamente il Marocco – ha garantito un torneo di buon livello tecnico e con il giusto pizzico di pathos. 

Interesse crescente

Non è un caso, quindi, se l’interesse verso la Coppa d’Africa femminile stia lievitando costantemente e gradualmente. La svolta si era già cominciata a intravedere nel 2022, in Marocco, quando 45 mila persone si erano radunate per assistere alla semifinale tra le padrone di casa e la Nigeria, facendo registrare un’affluenza da record per la competizione.

L’exploit del calcio femminile, che riscuote sempre più interesse e consensi anche nel continente africano, è testimoniata dai dati della CAF, il governo del calcio africano: attualmente, per dire, ci sono oltre 150mila calciatrici tesserate, quasi 590 allenatrici e 7.724 arbitri. Merito, in larga parte, dei programmi di crescita, lanciati negli scorsi anni da 47 delle 54 federazioni africane, e sviluppati attraverso l’organizzazione di tornei giovanili e il coinvolgimento del sistema scolastico.

Pregiudizi e nodi strutturali da sciogliere

Eppure, il pregiudizio di genere, continua a mettere in ombra i progressi. Nel 2020, ad esempio, la WAFCON è stata annullata a causa del COVID-19, mentre l’edizione maschile è stata semplicemente posticipata. Tradotto: il calcio femminile era sacrificabile; quello maschile no. Non solo: anche quest’anno, il torneo – originariamente previsto per il 2024 – è stato posticipato per evitare sovrapposizioni con le Olimpiadi di Parigi

Inoltre, nonostante l’evidente fase di crescita, ci sono ancora diversi nodi strutturali a rallentare, se non proprio ad ostacolare, la crescita del calcio femminile africano. Diversi scandali legati a ritardi nei pagamenti, contratti scaduti, e ad una governance ancora carente sotto alcuni punti di vista (molti campionati domestici non sono ancora professionistici), come sottolineato anche sulle colonne del Guardian, continuano a funestare la competizione.

Inoltre, l’instabilità degli sponsor – come l’incertezza del rinnovo di Sasol, storico partner ultradecennale della nazionale sudafricana – mette a repentaglio la sostenibilità del torneo e delle federazioni, minandone di fatto la credibilità.

Di fronte a una platea in forte crescita, e ad un pubblico che inizia a emozionarsi, resta urgente intervenire sui problemi di fondo: formazione giovanile, infrastrutture, trasparenza nella gestione e pari opportunità. Solo così potrà consolidarsi anche in Africa un fenomeno non più emergente, ma ormai protagonista a livello globale.

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