Nigeria / Petrolio

Nei primi sei mesi di quest’anno sono spariti nel nulla 22 milioni di barili di greggio. A denunciarlo è un rapporto di una commissione speciale della compagnia petrolifera nazionale nigeriana Nnpc, secondo cui nel periodo tra gennaio e giugno sono “scomparsi” oltre 120mila barili al giorno, ovvero il 6% della produzione nigeriana.

Secondo il rapporto, inoltre, entro la fine dell’anno si arriverà a un 44 milioni di barili in meno se non saranno adottate misure di emergenza per contrastare il traffico illecito.

Per il paese l’oro nero rappresenta il 90% dell’afflusso di valuta estera. In un anno, il deficit sul bilancio statale causato da mancati introiti sarebbe tra i 6 e gli 11 miliardi di euro. Un buco enorme, fa notare Godwin Obaseki, governatore dello stato Edo che presiede il comitato speciale per la prevenzione del furto e controllo del petrolio.

Le tecniche di sottrazione del greggio sono migliorate negli ultimi cinque anni. Il traffico illegale si sviluppa grazie a un’organizzazione che coinvolgerebbe operatori nei campi di estrazione in mare e sulla terraferma, venditori, finanziatori, ma anche società di logistica e sicurezza. Attori che trarrebbero beneficio da complicità nazionali e internazionali.

Reti meno strutturate sarebbero anche responsabili del sifonaggio per la fornitura di raffinerie illegali nel delta del Niger e nei pressi di Lagos, dove si trovano diverse centinaia di condutture che trasportano il petrolio.
In un recente rapporto la Nnpc afferma il sabotaggio degli oleodotti è cresciuto del 77% tra maggio e giugno 2019, portando il numero di attacchi da 60 a 106 in un solo mese.

Nulla di nuovo, peraltro, visto che il traffico illegale di petrolio in Nigeria va avanti indisturbato da almeno un decennio, come testimonia anche un’inchiesta del senato americano del 2012. (Radio France International)