Nigeria /Sanità pubblica

I sindacati nigeriani degli operatori sanitari hanno minacciato venerdì di sospendere le attività d’emergenza contro la minaccia di diffusione del virus ebola, proseguendo lo sciopero in corso dal 18 aprile. Lo ha annunciato presidente del Joint Health Sector Unions (JOHESU), Biobelemoye Joy Josiah.

L’organizzazione sindacale, che comprende farmacisti, infermieri, tecnici di laboratorio e altri paramedici nel settore della sanità pubblica (esclusi medici e dentisti), chiede parità salariale con i medici e benefit. Lo sciopero ha paralizzato i servizi negli ospedali e nei centri sanitari del governo federale e il 9 maggio – dopo lo stallo nei colloqui con l’esecutivo – è stato esteso anche ai sindacati affiliati nei 36 stati del paese.

L’allarme riguarda una nuova epidemia di ebola, annunciata la scorsa settimana nel nord-ovest della Repubblica democratica del Congo (RdC), paese con il quale la Nigeria non condivide un confine. E’ però ancora vivo il ricordo della vasta epidemia che si diffuse in gran parte dell’Africa occidentale dal 2013 al 2016, uccidendo più di 11.300 persone. All’epoca l’Organizzazione Mondiale della Sanità elogiò la risposta della Nigeria per contenere la diffusione del virus.

Precauzione che è stata presa anche in questa occasione. Già dalla scorsa settimana il governo di Abuja ha ordinato lo screening dei viaggiatori provenienti dalla RdC e dai paesi limitrofi con scanner termici e uso di disinfettanti in porti ed aeroporti.

Nella Rd Congo intanto l’OMS ha annunciato d’aver ottenuto 4.000 dosi di vaccino che sarà distribuito nella zona della città di Bikoro, nella provincia di Equateur, epicentro dell’epidemia. Il vaccino era già stato utilizzato per fermare la diffusione di un altro focolaio, esattamente un anno fa nella provincia di Bas-Uele, in una zona remota vicino al confine con la Repubblica Centrafricana. Ebola è stato identificato per la prima volta proprio nella Rd Congo (allora Zaire) nel 1976. (Global Times / Reuters)