Il Parlamento nigeriano alza il livello dello scontro con il Sudafrica. L’Assemblea nazionale ha sospeso fino a nuovo ordine le visite ufficiali nel paese e la partecipazione dei suoi membri alle attività legislative organizzate da istituzioni sudafricane. Una decisione che arriva dopo mesi di nuove violenze contro migranti africani e che porta la crisi xenofoba dentro i rapporti istituzionali tra le due principali potenze economiche del continente.
Il provvedimento riguarda deputati e senatori, le commissioni parlamentari, funzionari e personale dell’Assemblea Nazionale. Sono comprese anche le iniziative a distanza. Restano invece esclusi i rapporti e gli incontri condotti direttamente dal governo, a conferma del fatto che Abuja non intende, almeno per ora, trasformare la protesta parlamentare in una rottura diplomatica.
98 nigeriani uccisi dal 2022
A motivare la decisione sono soprattutto le notizie di aggressioni, uccisioni e sfollamenti che hanno coinvolto cittadini nigeriani. Secondo il governo di Abuja, almeno 98 nigeriani sono stati uccisi in Sudafrica dal 2022 in episodi legati ad attacchi di gruppi di cittadini, violenze xenofobe ed esecuzioni extragiudiziali. Nel solo giugno scorso, due nigeriani sono morti durante episodi di violenza contro gli stranieri.
La questione non riguarda però soltanto la comunità nigeriana. Negli ultimi mesi diverse aree del Sudafrica sono state attraversate da proteste contro la presenza di migranti, soprattutto quelli privi di documenti. Le manifestazioni hanno preso di mira attività commerciali e abitazioni e, in alcuni casi, hanno coinvolto anche persone in possesso di regolare documentazione.
A Durban, la scorsa settimana, una protesta contro gli immigrati è sfociata in scontri con cittadini congolesi ospitati in un insediamento informale. In altri episodi, gruppi di manifestanti hanno raggiunto le abitazioni di migranti, costringendoli a uscire e consegnandoli alla polizia.
Disoccupazione, criminalità e xenofobia
La nuova ondata di xenofobia si alimenta in un paese segnato da disoccupazione elevata, criminalità e servizi pubblici sotto pressione. Gli stranieri vengono spesso indicati come responsabili della competizione per il lavoro, dell’insicurezza e del degrado dei servizi, trasformando problemi strutturali in una questione migratoria.
La Nigeria è particolarmente sensibile al tema. I suoi cittadini costituiscono una delle comunità straniere più numerose in Sudafrica e sono da anni tra i principali bersagli delle campagne xenofobe. Le tensioni hanno già provocato in passato crisi diplomatiche tra Abuja e Pretoria, oltre a episodi di ritorsione contro interessi sudafricani in Nigeria.
Abuja guarda anche al voto del 2027
La protesta parlamentare arriva inoltre mentre la politica nigeriana entra nella fase decisiva verso le presidenziali del 16 gennaio 2027. Sabato 12 settembre la Independent National Electoral Commission (INEC) ha pubblicato la lista definitiva dei candidati: sono 18 i partiti in corsa per la presidenza. Tra i nomi principali figurano il presidente Bola Tinubu, candidato per la rielezione, l’ex vicepresidente Atiku Abubakar e l’ex governatore di Anambra Peter Obi.
La competizione, tuttavia, è iniziata da tempo. Tinubu, eletto nel 2023, punta a un secondo mandato mentre Atiku e Obi tornano a sfidarlo dopo essere stati, insieme a lui, i principali protagonisti della precedente corsa presidenziale. La geografia politica è però cambiata: Atiku corre ora con l’African Democratic Congress (ADC), mentre Obi è candidato del Nigeria Democratic Congress (NDC).
In questo contesto, la questione della sicurezza dei nigeriani all’estero offre anche un tema facilmente spendibile sul piano politico interno. Il governo di Tinubu può presentarsi come difensore degli interessi dei cittadini nigeriani fuori dai confini, mentre l’opposizione può utilizzare la gestione della crisi per mettere in discussione l’efficacia della politica estera e la capacità dell’esecutivo di proteggere i propri cittadini.
Una crisi che supera la diplomazia
La risposta nigeriana si è intensificata nelle ultime settimane. A luglio il ministro degli Esteri sudafricano Ronald Lamola è stato ad Abuja per discutere con le autorità nigeriane delle violenze contro cittadini stranieri. Pretoria ha ribadito la propria opposizione alla xenofobia e a ogni forma di violenza contro i migranti.
Ma intanto il fenomeno continua a produrre partenze. Secondo il rappresentante diplomatico nigeriano a Pretoria, 1.695 cittadini nigeriani hanno lasciato volontariamente il Sudafrica quest’anno. Il dato si inserisce in un esodo più ampio: secondo le autorità sudafricane, quasi 90mila persone sono state rimpatriate volontariamente o deportate dall’inizio dell’attuale fase di tensione. Le cifre fornite dai paesi di origine dei migranti arrivano invece a circa 178mila persone.
Lo stop deciso dal Parlamento nigeriano è dunque soprattutto un segnale politico, anche se per ora la protesta resta circoscritta al livello parlamentare. Ma il fatto che una delle principali potenze africane abbia scelto di congelare la cooperazione istituzionale con un altro grande paese del continente mostra quanto la questione sia diventata delicata anche sul piano delle relazioni intra-africane.