“La tortura nelle carceri nigeriane è prassi quotidiana” è questa la conclusione del relatore speciale dell’ONU per la tortura Manfred Nowak, dopo una visita di 7 giorni nelle carceri del paese.
Secondo Nowak i prigionieri vengono picchiati, colpiti sui piedi, lasciati senza cibo ed acqua, minacciati di morte. Le cure mediche sono spesso negate anche per casi gravi, come infezioni per ferite d’arma da fuoco. I prigionieri vivono inoltre in celle sovraffollate, in pessime condizioni igieniche.
 
Nel 2005 il presidente nigeriano Obasanjo aveva ammesso gli abusi di potere da parte della polizia, e promesso provvedimenti precisi. Ma queste buone intenzioni non si sono concretizzate. Nowak conclude quindi il suo rapporto raccomandando al governo di prendere delle contromisure decisive contro la tortura per adeguarsi alle Convenzioni Internazionali, e di stabilire un organismo indipendente per indagare sui crimini commessi dalla forze dell’ordine.
 
Secondo i movimenti nigeriani per i diritti umani il rapporto e le affermazioni di Nowak riflettono l’opinione pubblica diffusa: le forze dell’ordine nigeriane agiscono in completa impunità. Si augurano ora che la denuncia del relatore dell’ONU aiuti a dar vita ad un cambiamento concreto.
“Il rapporto aiuterà a generare quel tipo di consapevolezza di cui abbiamo bisogno per rendere effettivo un cambiamento”, ha affermato Nelson Okechukwu, rappresentante della CLO, organizzazione per le libertà civili.
 
Da parte sua, la polizia nega un uso sistematico della tortura, ammettendone l’esistenza in casi isolati, ma rigettando le accuse di una pratica ufficiale. “La polizia nigeriana di oggi è un servizio riformato e moderno”, ha affermato il portavoce delle forze dell’ordine nigeriane.
 
Un dato di fatto è però che più della metà dei detenuti in Nigeria non siano stati ancora giudicati o ritenuti colpevoli di crimini. Alcuni di loro dovranno attendere fino a 10 anni per comparire davanti ad un tribunale.