Nigeria / Shell

Amnesty International ha chiesto ieri che venga aperta un’inchiesta penale sul gigante petrolifero anglo-olandese Royal Dutch Shell per complicità in violazioni dei diritti umani commesse dal regime militare di Sani Abacha negli anni ‘90.

A sostegno della sua richiesta, l’organizzazione ha pubblicato un rapporto composto dalla revisione di migliaia di documenti aziendali interni e dichiarazioni di testimoni. Il report esamina il ruolo che Shell ha svolto nella brutale campagna delle forze di sicurezza nigeriane per zittire le proteste in Ogoniland, un’area di 400 miglia quadrate nella zona orientale del Delta del Niger in cui Shell scoprì il petrolio negli anni ‘50.

Amnesty chiede ai governi di Nigeria, Olanda e Gran Bretagna di indagare – in vista dell’apertura di un’azione giudiziaria – il potenziale coinvolgimento del colosso petrolifero in crimini tra cui “complicità in omicidio, stupro e tortura”, accuse che Shell nega fermamente.

La compagnia annunciò d’aver interrotto le operazioni in Ogoniland all’inizio del 1993 citando preoccupazioni per la sicurezza, ma “cercò successivamente modi per rientrare nella regione e porre fine alle proteste del Mosop, il Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni”, afferma Amnesty.
Il Mosop era guidato dallo scrittore e attivista Ken Saro-Wiwa che chiedeva la creazione di una legge a tutela dei diritti delle popolazioni indigene e a protezione del territorio dal “disastro ecologico”.

Le proteste di massa esplosero nuovamente dopo che Shell portò invece avanti il suo progetto di costruzione di un nuovo gasdotto in Ogoniland. Nella brutale repressione avviata dalla polizia militare nigeriana nel maggio 1994 per dare modo alla Shell di svolgere senza intralci la sua attività di estrazione, oltre 1.800 Ogoni furono torturati e uccisi e 30.000 rimasero senza casa dopo che più di 60 villaggi furono distrutti.
La repressione culminò il 10 novembre 1995 con l’impiccagione di Ken Saro Wiwa e di cinque suoi compagni del Mosop.

Nel 2009 Shell patteggiò a New York il pagamento di 15,5 milioni di dollari per l’accusa di complicità in questi omicidi, evitando così l’avvio di un processo. (The Guardian)