Burundi / Presidenziali
Il regime racconterà di una rielezione trionfale, ma il terzo mandato presidenziale (in spregio alla Costituzione) non va giù a una parte rilevante dei burundesi. Che ieri hanno disertato le urne. Tensione nella capitale.

Le strade di Bujumbura, la capitale del piccolo stato dell’Africa dei Grandi Laghi, sono rimaste vuote tutta la giornata di martedì 21 luglio, giorno di voto. I commercianti non sono andati a lavorare, le scuole sono rimaste chiuse, nessuno è uscito dalla propria abitazione. Le elezioni presidenziali sembrano incutere più paura del previsto. Nessuno vuole parlare di quello che succede ma il bilancio della notte precedente le elezioni parla da sé.
Nel principale quartiere dell’opposizione della capitale, Nyakabiga, è stato trovato un morto per la strada. «L’hanno portato qui i servizi segreti per accusare la gente del quartiere di avere ucciso un membro dell’opposizione», dichiarano alcuni giovani scesi in strada per ostacolare il passaggio della polizia armata fino ai denti. La loro unica arma sono alcune pietre gettate sul manto stradale. «Vogliono farci passare come dei traditori», urlano altri.
Nyakabiga è nel centro di Bujumbura. Le rivolte sono cominciate proprio qui, il 26 aprile, subito dopo l’annuncio da parte del presidente Pierre Nkurunziza di volersi ricandidare per un terzo mandato. Queste vie sono state negli ultimi mesi testimoni di scontri violenti. Colpi di fucile, lanci di granate. Martedì mattina, come in altri quartieri in mano all’opposizione, i seggi non sono stati nemmeno aperti. Sono stati spostati in luoghi controllabili dalle forze dell’ordine. Ma la gente non ha voluto saperne di andare a votare.
Il bilancio è disastroso, secondo alcuni giornalisti del quotidiano nazionale Iwuacu (in lingua kirundi significa “qui da noi”). Nel quartiere di Musaga, il più ostile al Cndd-Fdd (il partito al potere), poco più di mille persone sulle 34mila registrate, si sono recate ai seggi. Ma nessuno sembra voler parlare per paura di rappresaglie. All’uscita dei seggi, i pochi giovani recatisi alle urne cercano di togliersi con dell’acqua l’inchiostro dal polpastrello (per votare si lascia l’impronta digitale), testimone di un’azione che ai loro compagni di quartiere potrebbe non piacere per nulla.
Solamente a Kamege, quartiere a nord di Bujumbura, favorevole al presidente, la gente è più tranquilla. Nessuno parla direttamente ma la sensazione è che qui le persone abbiano quasi la certezza che Nkurunziza verrà rieletto per un terzo mandato. E a loro non dispiace. «Le manifestazioni sono state completamente fuori luogo. Il volere popolare verrà espresso tramite queste elezioni», dice un votante.

Nessuna mediazione
In base agli accordi di Arusha (Tanzania), firmati nel 2000 – hanno posto fine a una sanguinosa guerra civile, iniziata a metà degli anni novanta dando una Costituzione democratica al paese – un presidente può ricandidarsi al massimo due volte. Dopo un tentativo già nel marzo del 2014 di cambiare la costituzione in suo favore, Pierre Nkurunziza non ha voluto saperne di ritirarsi. Anzi, ha cercato di cambiare la Costituzione in suo favore, come stanno facendo altri presidenti africani.
La società civile ha cercato di impedirglielo. La reazione è stata violenta. Esercito, polizia e servizi segreti si sono scagliati contro la popolazione e i media privati, che continuavano a criticare pesantemente le decisioni autocratiche di Nkurunziza. Risultato: dalla fine di aprile, ci sono stati un centinaio di morti e circa 150mila sfollati, rifugiatisi nei paesi limitrofi (Rwanda, Tanzania e Repubblica democratica del Congo).
Le negoziazioni con l’opposizione, guidate dal presidente ugandese Museveni (anche lui amante dei mandati a lungo termine e in potere dal 1986), sono fallite. Il presidente è riuscito a riconquistare la fedeltà di alcune fasce della popolazione promettendo la realizzazione del progetto “Vision Burundi 2025”, che promette di far uscire il paese dalla povertà entro il 2025. Difficile impresa dal momento che più del 50% del budget statale proviene da finanziamenti esteri e che i recente sono stati tagliati proprio a causa della ricandidatura di Nkurunziza.

Collera
Ormai il risultato del voto di ieri è quasi certo, specie dopo l’annuncio di qualche giorno fa del ritiro di tutti i candidati principali dell’opposizione. Nkurunziza otterrà la vittoria. Resta però da vedere che cosa ne farà, dal momento che ha la maggioranza della popolazione contro la sua guida corrotta e che in dieci anni di governo non ha migliorato per nulla le condizioni di vita di uno dei paesi più poveri al mondo. Anche la Chiesa cattolica, molto influente politicamente, si è schierata contro il terzo mandato di Nkurunziza.
La fascia della popolazione più in collera è quella dei giovani. «Siamo pronti a combattere per non permettergli di rimanere al potere. Queste elezioni sono un grandissima farsa.È un assassino» urlano i giovani del piccolo centro di Ijenda, nella provincia di Mugamba situata al centro del paese. Riuniti attorno a un negozietto, ascoltano attentamente la radio Voix de l’Amerique (radio privata creata da americani, ritenuta affidabile) per seguire i risultati in diretta. Sanno già quello che succederà da domani, quando i risultati saranno ufficiali. Il caos si impossesserà di un Burundi diviso: non più etnicamente (hutu e tutsi sono le due principali etnie), bensì politicamente. Lo scontro è quasi inevitabile. «Se dovremo combattere, saremo pronti» dice Bernard, il giovane che gestisce il piccolo chiosco.
La prima notte dopo il voto è ormai scesa su Bujumbura. La gente va a dormire con un peso sullo stomaco: sa già che domani saranno resi noti risultati e tassi di partecipazione falsi. E il peggio, a quanto pare, deve ancora arrivare.

Nella foto di Filippo Rossi, una strada del quartiere Nyakabiga disseminata di sassi per ostacolare il mezzi della polizia.