Scompare uno dei principali oppositori
Prosegue la maratona elettorale in Burundi. Lunedì si vota per le presidenziali e l’unico candidato è l’attuale presidente Pierre Nkurunziza. Continuano le contestazioni dell’opposizione, mentre i vescovi tentano la mediazione tra le parti.

Il processo elettorale in Burundi va avanti tra le polemiche. Alla vigilia delle presidenziali di lunedì 28 giugno, è mistero sulla scomparsa di Agathon Rwasa, ex leader dei ribelli delle Forze di Liberazione Nazionale (Fnl) e il leader dell’opposizione. Secondo la polizia, Rwasa si sarebbe nascosto per timore di essere arrestato.

La scomparsa del leader dell’opposizione aumenta la tensione già alta nel paese e cresce anche la preoccupazione per la possibilità di assistere all’esplosione di una nuova ondata di comunali dello scorso 24 maggio, rappresenta un passo fondamentale nel processo di pace avviato nel paese dopo 13 anni di guerra civile. I partiti di opposizione, dopo aver già ritirato i propri candidati dalle elezioni presidenziali del 28 giugno, hanno fatto sapere che non intendono partecipare neanche alle legislative del 23 e 28 luglio. La notizia è stata data da Leonard Niangoma, portavoce di una coalizione di 12 partiti, secondo il quale le attuali condizioni del paese non consentirebbero lo svolgimento del voto  in un clima di trasparenza e legalità.

Dopo il ritiro dei sei candidati dell’opposizione, alle presidenziali di lunedì si presenterà solo il capo di Stato uscente Pierre Nkurunziza. Continuano, dunque, le proteste dell’opposizione che chiede l’annullamento dei risultati delle elezioni comunali. All’indomani del voto che ha assegnato la vittoria al partito di maggioranza Cndd-Fdd (Forze democratiche per il cambiamento), i partiti di opposizione avevano denunciato brogli e da allora continuano a domandare nuove elezioni.

Nei giorni successivi alle amministrative, a Bujumbura, sono scoppiate proteste che hanno portato all’arresto di 17 persone appartenenti ai partiti dell’opposizione accusati di aver attentato alla sicurezza dello Stato fomentando i disordini.

L’Adc chiede anche lo scioglimento della Ceni, accusata di non aver saputo garantire votazioni regolari. Accuse del tutto infondate, secondo i commissari. Una linea che sarebbe confermata dalla stessa Carolyn McAskie, responsabile della Missione Onu in Burundi, secondo cui, il primo appuntamento elettorale è stato un successo. Si sarebbero, infatti, recati alle urne il 72% dei 3 milioni degli aventi diritto.

Nei giorni scorsi anche la Conferenza Episcopale burundese ha diffuso un messaggio in cui si legge che «non vi è una motivazione rilevante per ripetere le elezioni». Opinione condivisa anche dagli osservatori internazionali e dalle commissioni elettorali provinciali indipendenti.

I vescovi ritengono che il processo elettorale debba proseguire purché si compiano tutte le azioni necessarie per garantire la stabilità e la sicurezza. La chiesa burundese teme nuovi spargimenti di sangue. Nelle ultime settimane, infatti, non sono mancati episodi di violenze in diverse aree del paese e almeno 21 persone sono rimaste ferite in una serie di attentati con il lancio di granate.