Forum mondiale sull’acqua / Istanbul 16-22 marzo
Al World Water Forum prevale la logica delle privatizzazioni e delle grandi dighe. Ma movimenti sociali e ong aggregano consensi intorno a ricette alternative. In nome del diritto all’acqua.

Il controvertice delle organizzazioni non governative (ong) e dei movimenti sociali, che si apre oggi, mette in dubbio la legittimità della quinta edizione del World Water Forum (Wwf5, Forum mondiale sull’acqua) in corso a Istanbul, critica la sua linea a favore della privatizzazione dell’acqua, delle partership pubblico-private per la gestione delle risorse idriche e delle grandi dighe.

Ieri alle assemblee dei movimenti hanno partecipato 600 delegati del nord e del sud mondo, parlamentari di diversi paesi, un advisor delle Nazioni Unite e numerosi enti locali. Fra quest’ultimi anche la vicesindaco di Parigi dove, dal 1 gennaio 2010, l’acqua sarà di nuovo completamente pubblica.

Le assemblee dei movimenti hanno approvato una dichiarazione. Questi punti principali: a) il Wwf è illegittimo in quanto kermesse promossa dalle grandi multinazionali, che ha lasciato fuori qualsiasi voce critica; si fa appello ai governi affinché il Wwf sia trasferito in sede Onu attraverso un processo politico inclusivo che riporti al centro i governi; b) si stigmatizza la scelta della Turchia come paese ospite, dal momento che ha una pessima gestione delle risorse idriche, con processi di privatizzazione molto accentuati, e sta costruendo centinaia di dighe; c) il movimento continuerà a battersi per l’acqua pubblica promuovendo la gestione partecipata degli operatori pubblici e la partnership pubblica-pubblica; d) si fa appello all’alleanza fra i movimenti per l’acqua, i movimenti contadini e le reti che lavorano sul clima.

Sebbene il negoziato non sia ancora ufficialmente chiuso, si avvertono numerosi segnali che la dichiarazione interministeriale che uscirà dal forum non conterrà il riconoscimento dell’acqua come diritto. Nonostante le pressioni dei governi sudamericani, Bolivia in testa, e la mediazione di Spagna e Svizzera, permane il veto di Stati Uniti, Brasile, Egitto. Probabilmente non si riuscirà a trovare un consenso e ci saranno due dichiarazioni, una ufficiale e una complementare (quest’ultima siglata solo da alcuni esecutivi).

«Si sta formando un fronte trasversale che raccoglie movimenti, enti locali, aziende pubbliche, alcuni governi, che ha aperto una breccia nel pensiero unico della privatizzazione dei servizi idrici nel nord e nel sud del mondo» spiega da Istanbul Caterina Amicucci, della Campagna per la riforma della Banca Mondiale. Che aggiunge: «Il riconoscimento dell’acqua come diritto fondamentale è ancora lontano e la critica alle grandi dighe ancora un tabù per molti, ma il movimento è maturo, in crescita e pronto a dare battaglia».