Il governo faccia chiarezza
Ferma condanna per il rimpatrio di 48 cittadini sudanesi avvenuta ieri, con la collaborazione del governo di Khartoum. Il Sudan è nella lista nera dei paesi che praticano la violazione dei diritti umani. L’Italia complice del regime di El-Bashir. Sostegno di Nigrizia ai tre manifestanti fermati dopo una loro azione dimostrativa a Malpensa.

Nigrizia condanna con fermezza il rimpatrio forzato di 48 cittadini sudanesi voluto dal governo italiano, con la collaborazione dell’esecutivo di Khartoum. Non si hanno ancora informazioni precise sull’identità delle persone fatte salire ieri, mercoledì 24 agosto, a bordo di un charter Egyptair partito dall’aeroporto di Torino-Caselle con meta Khartoum. Di certo, si tratta della prima espulsione diretta di questo genere verso il Sudan, paese nella lista nera dei diritti umani violati, come ci ricorda l’Acnur, l’agenzia Onu per i rifugiati. Diretta perché, di fatto, scavalca i Centri di identificazione ed espulsione (Cie), le strutture dove vengono detenuti i migranti irregolari prima dell’espulsione. Una pratica illegale, quindi.

Secondo il diritto internazionale, l’Italia ha l’obbligo di non trasferire persone verso paesi nei quali corrono un rischio concreto di gravi violazioni dei loro diritti umani. Quindi, l’Italia si renderà complice di tutte le violazioni che saranno poste in essere dal regime di Omar El-Bashir nei loro confronti.

Il timore è che molti dei 48 sudanesi siano originari della regione darfuriana, nell’ovest del paese, che dal 2002 vive una situazione di conflitto con il governo centrale e che ancora in questi giorni è vittima dei soprusi di Khartoum.

Il senatore Luigi Manconi, presidente anche dell’associazione A buon diritto, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione immediata: «Pensiamo al Sudan, a quanto sia ancora drammatica la situazione in quel paese e al numero consistente di richiedenti asilo sudanesi che in Italia – e più in generale in Europa – ricevono forme di protezione. Nel 2015, il 60% delle richieste d’asilo di persone d’origine sudanese sono state accolte».

L’anno scorso sono giunti in Italia quasi 9mila sudanesi. Al 21 agosto di quest’anno, sono oltre 7mila, il 7% dei 103mila sbarcati sulle coste italiane.

Khartoum potrebbe diventare non solo il gendarme per conto dell’Italia dei flussi migratori per la rotta centrale del Mediterraneo (vedi Processo di Khartoum), ma anche il paese privilegiato cui applicare politiche di espulsione. L’accordo firmato il 4 agosto, e annunciato per primo in Italia da Nigrizia, prevede appunto la collaborazione nella gestione delle migrazioni e delle frontiere. E, fatto altrettanto grave, consentirebbe la presenza di agenti sudanesi al confine franco-italiano per l’identificazione e il rimpatrio dei loro concittadini. Identificazione che, se confermata anche per l’espulsione dei 48, si rivelerebbe una gravissima violazione delle regole della Convenzione di Ginevra, che vietano espressamente il coinvolgimento di agenti di origine nell’accertamento dei migranti.

Nigrizia, infine, dà il suo sostegno ai tre manifestanti che ieri, pensando che l’aereo con i sudanesi espulsi partisse da Malpensa, hanno ideato un’azione dimostrativa, posizionando uno striscione con su scritto Deportation su una torretta perimetrale dell’aeroporto lombardo. Subiranno un processo per questo loro gesto.