Il virus e la salute globale

L’epidemia ha attecchito in contesti di povertà e con sistemi sanitari mal funzionanti. Debole la risposta delle istituzioni internazionali. Occorre agire con più risorse e maggiore decisione. Facendo leva sulle comunità e le istituzioni locali.

In Africa occidentale (Guinea, Liberia, Sierra Leone, Nigeria) si sta consumando la più grande e la più grave di tutte le epidemie di ebola finora documentate nel continente africano. La risposta delle istituzioni competenti, internazionali in particolare, nel controllo dell’epidemia è risultata tardiva e inadeguata. Considerate le caratteristiche biologiche e la distribuzione geografica, è ragionevole attendersi che l’epidemia di febbre emorragica di ebola possa ripresentarsi in futuro.

In attesa di trattamenti e vaccini efficaci e sicuri, e soprattutto accessibili a tutti, bisognerebbe puntare sulla realizzazione di un sistema regionale che garantisca in tempi rapidi l’identificazione del virus e il monitoraggio efficace delle epidemie secondo quanto prevedono le regole della sanità internazionale (International Health Regulation).

Il Cuamm opera in Sierra Leone dal 2012 in particolare a Pujehun, distretto rurale a sud del paese, con un intervento specifico di tutela della salute di mamme e bambini. Allo scoppiare dell’epidemia si è deciso di restare accanto alle popolazioni. Con una équipe di 5 operatori, oggi è impegnato nel contrasto al virus in ospedale (uno dei cinque attrezzati con un reparto di isolamento) e nel territorio. Significa identificazione, isolamento e trattamento dei malati che, se positivi al virus, vengono trasferiti nella tenda d’isolamento e poi al reparto ebola del vicino ospedale di Kenema. Obiettivo primario ora è rifornire i 75 centri sanitari periferici delle dotazioni di protezione, continuare il lavoro di formazione del personale sanitario sull’epidemia e sulle procedure di prevenzione e protezione, incluse quelle riguardanti la sepoltura in biosicurezza dei corpi dei pazienti deceduti e sensibilizzare la comunità continuando a garantire i servizi sanitari di base.

Quella in atto è un’epidemia molto costosa e antropologicamente molto complessa da gestire. Interrompere la catena della trasmissione comporta l’adozione di misure di salute pubblica la cui realizzazione richiede cospicue risorse professionali, materiali e finanziarie, oggi ancora gravemente carenti. Un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta agli ambienti ospedalieri. L’epidemia di ebola si trasmette in questi contesti anche come infezione che si contrae negli ospedali, con perdite gravissime di personale sanitario locale. Il controllo delle infezioni dovrebbe diventare attività di routine.

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Le foto di questo servizio sono riferite alla Guinea e sono state scattate da Enrico Dagnino.

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