Convegno alla moschea di Milano
Sono le parole di Osama al Saghir, deputato di Ennahda, il partito tunisino di ispirazione islamica, che ha partecipato all'incontro «Ricominciare da Tunisi: La sfida dell’Islam democratico al terrorismo». La deputata Quartapelle ha annunciato che l’Italia si impegna a farsi promotrice di una conferenza internazionale di donatori a favore della Tunisia.

«L’estremismo islamico è un virus. Un virus che pretende di usare l’Islam come ideologia e come pretesto per attaccare tutti i non musulmani. Siamo noi islamici che dobbiamo trovare l’antidoto». Le parole di Osama al Saghir, deputato di Ennahda, il partito tunisino di ispirazione islamica, colpiscono la platea. «Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità – continua -. Dobbiamo chiederci perché la nostra fede è così travisata. Perché tanti giovani si fanno convincere a uccidere e a uccidersi con la promessa della salvezza eterna. Noi dobbiamo dire che chi uccide e si uccide non guadagna il Paradiso!». Il parlamentare pronuncia queste parole nella moschea di via Padova 366 a Milano, in occasione dell’incontro «Ricominciare da Tunisi: La sfida dell’Islam democratico al terrorismo» che si è tenuto sabato 28 marzo organizzato da Caim (Coordinamento associazioni islamiche) e Partito democratico.

 Nel suo intervento traspare la drammaticità dell’attentato dei fondamentalisti islamici al museo del Bardo il 18 marzo e il forte impatto che questa azione terroristica ha avuto sulla comunità tunisina (sia quella che si riconosce nei valori più laici, sia quella più confessionale). «Il museo del Bardo – osserva – si trova in quella che era la fastosa residenza del bey. Nello stesso complesso, oltre al museo, ha sede il Parlamento. L’attacco quindi ha voluto colpire le istituzioni politiche, e quindi i tunisini, e i turisti, che rappresentano la comunità internazionale. Ma perché hanno voluto colpire la Tunisia?». La Tunisia è il paese in cui si è accesa la fiamma delle rivolte arabe, ma è anche l’unica nazione che è riuscita ad adottare un sistema democratico. «Europa e Usa – conclude al Saghir – devono capire che la strategia adottata finora per contrastare il fondamentalismo è errata. Non si può scommettere solo sulla sicurezza, ma bisogna sostenere i processi democratici e aiutare i paesi a risolvere le contraddizioni sociali ed economiche che sono l’humus nel quale cresce l’estremismo».

Su questo fronte, Lia Quartapelle, deputato del Pd e membro della Commissione esteri, ha rassicurato sull’impegno italiano. Il giorno successivo all’attentato, Roma ha condonato 25 milioni di euro a Tunisi. «Può sembrare poco – spiega la Quartapelle -, ma in un periodo di crisi economica sono molto. Il nostro paese però non si fermerà qui». Mercoledì 1° aprile verrà presentata alla Camera dei deputati un documento nel quale l’Italia si impegna a farsi promotrice di una conferenza internazionale di donatori a favore della Tunisia, a favorire nuovi accordi commerciali Ue-Tunisia, a lavorare affinché venga riconosciuto alla Tunisia uno status di paese osservatore al Consiglio d’Europa, a offrire maggiori diritti ai tunisini (più facilità nell’ottenere visti, maggiori scambi culturali, ecc.).

 Un impegno portato avanti anche in Europa. «L’Ue – osserva Antonio Panzeri, eurodeputato Pd – ha stanziato 180 milioni per la Tunisia. Troppo poco. Stiamo lavorando insieme a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, affinché la Tunisia goda dello stesso aiuto dell’Ucraina. Se l’economia non si riprenderà, anche la democrazia sarà in pericolo».

Impegni che però non possono prescindere da un profondo lavoro di rilettura dell’Islam politico, come sottolinea Massimo Campanini, professore di Storia dei paesi islamici all’Università di Trento: «L’Islam deve dar vita a un’elaborazione originale della sua visione politica, tenendo conto dei valori e dei principi democratici. La strada è ancora lunga, ma è l’unica percorribile».