Burkina Faso / Campagna Amnesty
Mai più spose bambine è il titolo della campagna di Amnesty International per denunciare che in Burkina Faso il 52% delle donne viene data in sposa prima dei 18 anni e il 10% prima dei 15. Fiori origami da donare fino al 15 aprile.

Un fiore di carta, simbolo di un’infanzia negata, per chiedere che non accada mai più. Da oggi, 8 marzo, Giornata internazionale della donna, possiamo esprimere la nostra solidarietà a Maria, Alika, Konaté, Sanour, Alice, Fatimata. Sono le mille bambine costrette ogni giorno, a 15 o 16 anni, a volte perfino a 11 o 12, a sposare uomini molto più grandi di loro.
La campagna degli origami è promossa dalla sezione italiana di Amnesty International con l’hashtag #maipiùsposebambine. Fino al 15 aprile si potrà donare un fiore e inviare un messaggio che saranno consegnati all’ambasciata del Burkina Faso a Roma. Una denuncia, ma anche un segno di vicinanza a un paese che vuole un futuro con più diritti, spiega Hortence Lougué, coordinatrice dell’Association d’appui et d’eveil (Pugsada), una ong che da oltre 20 anni aiuta le vittime dei matrimoni precoci.
Nigrizia
l’ha incontrata a Roma, ultima tappa di un tour di sensibilizzazione che l’aveva già portata in Belgio, Francia e Inghilterra. «Lavorando quotidianamente nelle nostre strutture di accoglienza, in rete con oltre 50 associazioni locali, l’impressione è che sempre più ragazze scappino da questi matrimoni», sottolinea la coordinatrice di Pugsada: «Grazie al moltiplicarsi delle possibilità di comunicazione e ai progressi nella scolarizzazione le lingue si sciolgono e le denunce aumentano».
Nuove speranze sono alimentate anche dall’impegno del governo di Ouagadougou. A dicembre è stata infatti adottata una strategia nazionale insieme con un piano d’azione triennale per prevenire e contrastare i matrimoni precoci e forzati. Ma i programmi ufficiali, soprattutto quando i fondi restano esigui, sono solo un punto di partenza. Secondo l’Unicef, in Burkina Faso oltre il 52 per cento delle donne viene dato in sposa prima dei 18 anni e il 10 per cento addirittura prima dei 15. Nelle aree rurali continuano a verificarsi casi di bimbe di 11 o 12 anni consegnate a sessantenni.

Non solo Africa
Il dramma, purtroppo, non riguarda solo questo angolo d’Africa. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), nel mondo le vittime sono 13 milioni e mezzo l’anno, 37mila al giorno. In Asia meridionale il 46 per cento delle ragazze si sposa prima di compiere i 18 anni, a sud del Sahara il 37 per cento e in America Latina il 29.
Ma quali sono le radici del problema e cosa si può fare per estirparle? Secondo Kiswendsida Noelie Kouragio, della sezione burkinabé di Amnesty, un peso decisivo hanno tradizioni rurali rese pervasive da povertà e mancanza di sviluppo. «Un altro fattore chiave è l’assenza di strategie per la pianificazione familiare. In Burkina Faso una donna ha in media sei figli e spesso si crea una forte pressione per mandar via le femmine appena possibile, indipendentemente dalla loro volontà, concentrando le poche risorse disponibili sui maschi».
Le conseguenze, individuali e sociali, sono devastanti. Denuncia Hortence: «Una volta date in spose le bambine sono costrette a rinunciare alla scuola, schiacciate dai lavori domestici, esposte ad abusi sessuali e a rischi gravi sul piano della salute, a partire da quello della mortalità materna. A causa delle dimensioni troppo piccole del bacino il parto può provocare lesioni permanenti come la fistola ostetrica». Come fare allora per riportare a casa le piccole spose? «Spesso bisogna negoziare con mariti, genitori, capiclan, nella consapevolezza che i cambiamenti di mentalità sono lenti e che la stessa strategia non può valere sempre».