Appello al popolo della Perugia-Assisi
Ridurre le spese militari, rinunciare agli F35 e ripensare tutto il sistema di sicurezza. Per farlo è necessario che la politica, e non le missioni militari, torni ad essere protagonista. È il messaggio che la Tavola della pace rivolge a coloro che vogliono costruire una pace per tutti. Al ministro tecnico Di Paola fischieranno le orecchie?

Non c’è bisogno di molte parole per convincerci che la pace non c’è. Dall’Afghanistan alle fiammate di violenza nel mondo arabo per film e vignette islamofobe, passando per la macelleria siriana, viviamo una situazione insostenibile alla quale bisogna reagire.

È questo l’Appello che la Tavola della Pace ha lanciato ieri, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Roma, rivolgendosi al popolo della Marcia Perugia-Assisi che da cinquant’anni tiene vivo l’impegno per la pace. La pace va costruita insieme e con responsabilità, ha sottolineato Flavio Lotti, il coordinatore della Tavola. Ciascuno deve fare la propria parte perché “o c’è pace per tutti o non c’è per nessuno”. Per questo la Tavola chiama idealmente ad una Marcia per la pace di tutti giorni, a cominciare dalle città, dai territori dove sono attive le associazioni e i gruppi che ne fanno parte. Si tratta di diffondere e consolidare una cultura alternativa a quella della guerra comunque denominata.

Tenuta il giorno dopo l’incontro su “Il ruolo dell’Italia nelle missioni internazionali”, voluto dal ministro tecnico della difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, la conferenza stampa della Tavola denuncia l’assenza della politica, demandata alle missioni militari sui più diversi teatri, e la presenza dell’industria degli armamenti. “Fin che c’è guerra, c’è speranza” è sembrato il messaggio che la Finmeccanica lancia alla classe politica, con il ricatto dei posti di lavoro che altrimenti andrebbero persi.

La Tavola della pace è consapevole della propria debolezza sul terreno dell’informazione e della cultura. Rilancia però la necessità di ridurre le spese militari, di rinunciare agli F35 e di ripensare a tutto il sistema di sicurezza in termini ben diversi da quelli tentati da Di Paola col suo decreto legislativo in discussione al senato per la revisione dello strumento militare. La Difesa vorrebbe razionalizzarsi, a costi relativamente minori, senza porsi le questioni di fondo: quali “pericoli”?, come si combattono? La politica non affronta la prevenzione dei conflitti, non leva il velo sul commercio delle armi e delle sue derive, non si pone interrogativi sugli “effetti collaterali” delle guerre “umanitarie”. Anzi c’è chi sostiene che gli interventi umanitari debbano essere accompagnati dalla componente militare.

La Tavola non si nasconde peraltro le difficoltà all’interno del mondo della pace, non solo le sue divisioni ma anche le difficoltà a proporre vie praticabili per la crisi siriana. La pace è comunque in cammino, come dimostrano le diverse marce, come quella in corso in Campania, la Carovana missionaria della pace, quelle programmate nel mese di ottobre in altre realtà in Italia, e la missione di pace in Israele e Palestina (27 ottobre-3 novembre) promossa dagli Enti locali per la pace e dalla Tavola.