Non c’è più religione. Cattoliche e cattolici nel lungo ’68 in Veneto - Nigrizia
Libri
AA.VV.
Non c’è più religione. Cattoliche e cattolici nel lungo ’68 in Veneto
Cierre edizioni, 2025, pp. 248, € 15,00
03 Novembre 2025
Articolo di Jessica Cugini
Tempo di lettura 2 minuti

Venetica, la rivista degli Istituti per la storia della Resistenza e della società contemporanea del Veneto, pubblica un numero monografico, scritto a più mani, dedicato a cosa fu il ’68 nella “regione bianca” per eccellenza, il Veneto per l’appunto. Storicamente terra cattolica. I saggi raccolti indagano il periodo che va dal 1965, importante anno conclusivo del concilio Vaticano II, che doveva rivoluzionare la Chiesa, al 1984, tempo di riscrittura del Concordato tra Italia e Vaticano.

Nel mezzo, quella grande rivoluzione socioculturale che fu il Sessantotto: la spinta propulsiva di una grande attesa di cambiamenti, una richiesta insistente di svolte anche da parte del progressismo cattolico, dei preti operai e delle donne. E due referendum importanti, quello sul divorzio, nel 1974, e sull’aborto, nel 1981. Alla fine di tutto, un processo di disgregazione del modello parrocchiale lento, con chiese che si svuotano sia di persone che di parroci, in un crollo di vocazioni e ordinazioni, ma anche di fede.

Negli anni ‘50/’60 a non aver dubbi nel dichiararsi cattolica era il 98% della popolazione veneta, nel secolo nuovo la percentuale inizia via via a calare, mentre cresce quella di chi si dichiara appartenente ad altre fedi. Il Veneto infatti cambia di composizione, agli inizi degli anni ’90 arrivano persone migranti. Tra le pagine di una regione che cambia anche la città di Verona, i missionari comboniani, Nigrizia e le Arene di pace promosse dal movimento Beati i costruttori di pace.

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