Kenya / Lago Turkana
Il Lago Turkana è in pericolo. A lanciare l'allarme, un rapporto di Human Rights Watch che avverte come cambiamenti climatici e opere umane stiano minacciando il fragile ecosistema della regione. Migliaia le vite in gioco, nessuno può più tirarsi indietro per fermare il disastro.

 “Non c’è più tempo: cambiamenti climatici, minacce ambientali e diritti umani nella contea Turkana”. Così titola un rapporto di Human Rights Watch (Hrw) presentato la scorsa settimana a Nairobi, in Kenya. I temi trattati nel documento sono resi ancora più espliciti da una dichiarazione del direttore dell’organizzazione, James Amon: “Il lago Turkana potrebbe sparire, e con lui la salute e le fonti di reddito dei popoli indigeni della regione”.

Le cause naturali del disastro
Numerose sono le ragioni del disastro ambientale e umanitario indicate nel rapporto. Al primo posto emergono i cambiamenti climatici. Non a caso Hrw ha scelto di diffonderlo pochi giorni prima dell’apertura dei negoziati sui cambiamenti climatici, iniziati a Berlino il 19 ottobre.

Nella contea Turkana, che prende il nome dal lago omonimo, vivono 1.250.000 persone, per buona parte pastori. La contea è tra le più povere del paese. L’aumento delle temperature e i cambiamenti nel regime delle piogge minacciano le terre di pascolo, con fenomeni di desertificazione dovuti alla diminuzione della piovosità e all’erosione del terreno fertile per la violenza delle precipitazioni. È a rischio la sopravvivenza fisica e culturale della popolazione locale, che perde insieme le fonti di reddito e l’identità di un modello di vita millenario su un territorio riconosciuto come ancestrale.

Ripercussioni sociali dei cambiamenti climatici

Da tempo, l’ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite sottolinea come i cambiamenti climatici incidano negativamente sul rispetto dei diritti umani fondamentali, quali il diritto di accesso al cibo e all’acqua potabile, e raccomanda politiche di adeguamento al clima che garantiscano il rispetto, la protezione e la promozione di tali diritti. I cambiamenti climatici fomentano inoltre la conflittualità interetnica. Le popolazioni con un accesso al cibo sempre più limitato sono costrette a migrare per trovare le risorse necessarie alla sopravvivenza, mettendosi in competizione con i gruppi autoctoni: questo provoca ricorrenti, e spesso devastanti, conflitti. Il rapporto fa notare che i cambiamenti climatici influiscono negativamente soprattutto sugli strati più deboli della popolazione: nativi, poveri e marginalizzati, donne, disabili. Persone che hanno meno risorse, economiche e di conoscenza, per provare ad adattarsi ai cambiamenti.

Progetti di sviluppo… o di devastazione?

Questo è quanto emerge dal rapporto sulla contea Turkana, per di più gravemente colpita dagli effetti dei progetti di sviluppo in Etiopia sul basso corso del fiume Omo, maggior affluente del lago. I grandi bacini formati dalle dighe Gibe III, Gibe IV e Gibe V, insieme agli schemi irrigui per la produzione di canna da zucchero e cotone, hanno drasticamente diminuito la quantità d’acqua che affluisce nel lago, con un impatto devastante sul suo ecosistema. Il livello dell’acqua scende mentre la salinità aumenta e questo determina una imponente diminuzione della pescosità, fonte di cibo e di reddito delle popolazioni costiere. Alcune proiezioni dei dati raccolti inducono a prevedere addirittura la scomparsa del lago così come lo vediamo adesso, e la sua divisione in pozze.

Fermare il disastro, responsabilità di tutti

Il governo del Kenya, consapevole della gravità della situazione, si è dotato di strumenti legislativi per affrontarla. Fra questi, il Kenya National Climate Change Response Strategy (2010), il Kenya National Climate Change Action Plan (2013) e ultimo il Climate Change Bill con il compito di garantire un miglior coordinamento dei differenti programmi governativi in materia. Ma, dice Hrw, moltissimo rimane ancora da fare per garantire il rispetto dei diritti e della sopravvivenza stessa della popolazione della contea Turkana. L’organizzazione raccomanda in particolare di consultare le comunità sui provvedimenti da adottare, soprattutto sul gradimento e l’impatto socio-ambientale di eventuali fonti alternative di reddito. Raccomanda inoltre al governo etiopico di permettere una valutazione indipendente dell’effetto dei grandi progetti di sviluppo nella bassa valle dell’Omo, chiedendo che i risultati siano resi pubblici e che si studino programmi volti a mitigarne i danni.

Ma, naturalmente, le raccomandazioni più urgenti sono rivolte a tutti gli stati parte del disegno di convenzione sui cambiamenti climatici, che si discuterà il prossimo novembre a Parigi. In particolare, si deve garantire che le misure prese per contrastare i cambiamenti climatici non violino i diritti umani delle comunità locali e che il rispetto dei diritti umani venga preso in considerazione nei futuri accordi in materia.

Insomma, avverte Human Rights Watch, nessuno si tiri indietro per fermare il disastro nel Turkana.

Nella foto in alto, pesci lasciati essiccare sulle sponde del Lago Turkana (2014, Brent Stirton, Reportage di Getty Images per Human Rights Watch). Qui sopra, bambini che pescano nel lago (2014, Brent Stirton, Getty Images)