TATALITA – OTTOBRE 2018
Elianna Baldi

Stéphanie, Daniella, Landry, Lilli. Da cinque mesi soffrono, nel corpo e nello spirito, le conseguenze delle ferite ricevute durante l’attacco terrorista del 1° maggio in una chiesa di Bangui e per essere state abbandonate dalla Chiesa e dallo stato.

Il personale di una grande organizzazione interconfessionale si è ritrovato all’improvviso disoccupato a causa della cattiva gestione.

Un giovane prete di ritorno dagli studi all’estero e già nominato per un servizio alla Chiesa centrafricana, si ritrova a cercarsi una camera perché senza un posto dove dormire, come fosse uno straniero sconosciuto e non atteso.

A un gruppo di pellegrini sotto la guida di un religioso, è stato negato dalla diocesi il documento necessario all’ottenimento del visto, perché un decreto del vescovo attribuisce ormai la responsabilità dei pellegrinaggi al solo vicario generale (una nuova agenzia di viaggi?).

L’Assemblea generale di un grande movimento cattolico si è arenata perché sono venute alla luce le lotte di potere per piazzare ai vertici la longa manus di qualcuno.

Io, religiosa missionaria, dovrei essere portatrice del “lieto annuncio”, ma mi ritrovo a volte delusa e scoraggiata, ad ascoltare come tramortita gli inviti del papa: «Non lasciatevi rubare la speranza… la gioia dell’evangelizzazione…». Consolata da chi dovrei consolare, incoraggiata da chi dovrei incoraggiare, mi ritrovo a contemplare la fede dei laici e delle vittime. Sperare contro ogni speranza. Come innescare processi di cambiamento senza “essere disinnescati” in partenza dalle istituzioni, siano esse statali o ecclesiali?

Dei cammini si stanno aprendo. Un gruppo ristretto di intellettuali che elabora analisi con l’obiettivo di smuovere l’opinione pubblica nazionale e internazionale, attirando l’attenzione sui giochi geo-politico-strategici che danneggiano il paese; società civile che vuole vigilare sugli accordi che lo stato sta stipulando e sulla legislazione; un gruppo di cristiani che fa memoria dei preti uccisi e continua la loro lotta per la verità.

Gli elementi che si mostrano necessari sono la forza dei giovani visionari non ancora “ammalati di senso di impotenza”, la conoscenza e la saggezza di adulti o anziani capaci di orientare e dare un di più di competenza alle azioni, la fede “da martiri” che rende la Verità e il Bene più importanti della propria sopravvivenza.

Tutti questi ingredienti ci sono e Dio è capace di far incontrare tra mille altre, proprio le persone che portano in grembo il desiderio di dare Vita. Dio è capace di mettere sul cammino i tasselli che, raccolti, danno forma a un nuovo disegno.

Un giorno, un amico prete mi ha salutato dicendo: «Abbi cura di te, e lavora soprattutto alla Bellezza delle cose». Non è forse questa la Bellezza, portare alla luce i piccoli segni di Vita Nuova in un mondo abitato da tanta sofferenza e ingiustizia? Non è forse questa la Bellezza, condividere sogni come fratelli e sorelle, in un mondo dove la competizione per potere e ricchezza detta legge? Non è forse questa la Bellezza, il sentirsi vivi e sperare nel Futuro, in un mondo asfissiato da sistemi che danno la morte a molti per il bene di pochi?

Religiosa

Dall’Annuario pontificio 2018. Le religiose professe costituiscono il gruppo di maggiore peso numerico nell’insieme dei vari operatori pastorali: nel 2016 erano 659 mila nel mondo. L’Africa, nel periodo 2010-2016, registra il maggior incremento (+9,2%), seguita dal Sud Est asiatico (+4,2%). L’America del Nord vanta, invece il record negativo, con una contrazione di quasi il 21%. Seguono da vicino Europa (con oltre il -16%) e l’America Meridionale (-11,8%), mentre più contenuto è il calo registrato nell’America centro continentale e nel Medio Oriente. Infine, sostanzialmente stazionaria è la situazione in America Centro Antille, con una riduzione di circa il 2%. Osservando nel periodo 2010-2016 la distribuzione per aree continentali, si registra un ridimensionamento della presenza di religiose in Europa e nel Nord America, a vantaggio di Asia e Africa. In particolare, infatti, se nel 2010 il complesso delle religiose professe operanti in Europa e Nord America rappresentava il 49,7% del totale mondiale, nel 2016, esse incidono sul dato dei due continenti per il 45,1%.

La variazione positiva di maggiore rilievo si osserva nel Sud Est asiatico dove l’incidenza delle religiose passa dal 22,2% del 2010 al 25,4% del 2016, e in Africa in cui l’incidenza sul totale mondiale si attesta nel 2016 all’11% da 9,2% nel 2010.