Storica sentenza
L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Amnesty International e Focsiv valutano molto positivamente la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia per violazione dei diritti di migranti somali ed eritrei, respinti a sud di Lampedusa nel 2009.

È una sentenza che pesa e che dovrebbe spingere l’Italia e l’Europa a non violare più i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo. Questa la reazione arrivata da varie organizzazioni della società civile dopo che ieri la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia perché ha violato tre articoli della Convenzione europea sui diritti dell’uomo quando, il 6 maggio 2009, a sud di Lampedusa, respinse 11 migranti somali e 13 migranti eritrei. Il caso è noto come “Hirsi Jamaa e altri contro Italia”.

Laurens Jolles, rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) per il sud Europa rileva che «questa sentenza costituisce un’importante indicazione per gli stati europei circa la regolamentazione delle misure di controllo delle frontiere e intercettazione. Ci auguriamo che rappresenti un punto di svolta per ciò che riguarda le responsabilità degli stati e la gestione dei flussi migratori».

In qualità di parte terza nel caso, l’Unhcr ha evidenziato l’obbligo dell’Italia di non rinviare forzatamente le persone in paesi dove potrebbero essere a rischio di persecuzione o di subire un danno grave. Si tratta del principio del non respingimento (non-refoulement). Sottolinea Jolles: «Le misure di controllo delle frontiere non esonerano gli stati dai loro obblighi internazionali. L’accesso al territorio alle persone bisognose di protezione dovrebbe pertanto essere sempre garantito».

Inoltre l’Unhcr è preoccupato che l’Italia abbia riattivato il trattato bilaterale con l’attuale Governo libico senza rinunciare formalmente alla pratica dei respingimenti che è il risultato di tale accordo. «Ci auguriamo, conclude Jolles, che questa sentenza rappresenti un motivo di riflessione che porti ad un segnale di discontinuità da parte del governo italiano».

Secondo Amnesty International, «questa sentenza è una pietra militare perché rafforza e favorisce il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Europa e pone fine alle misure extraterritoriali di controllo delle migrazioni che non contemplano l’identificazione delle persone che gli stati sono invece obbligati a proteggere. Il verdetto si pone come un argine di fronte alla disponibilita’ dell’Italia a cooperare con un governo che era conosciuto per la violazione sistematica dei diritti umani. Respingere migranti e richiedenti asilo in Libia, nonostante fossero ampiamente conosciuti i rischi cui sarebbero andati incontro, è stata una politica priva di scrupoli».

Amnesty International, insieme al Centro Aire e alla Federazione internazionale delle leghe dei diritti dell’uomo (Fidh), era intervenuta come parte terza durante la procedura scritta dinanzi alla Corte, ricordando che l’azione delle autorità italiane aveva costituito l’avvio di una politica di respingimenti che aveva attirato numerose condanne e aveva rischiato di compromettere i principi fondamentali del diritto internazionale dei diritti umani.

Sergio Marelli, segretario generale Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario (Focsiv) rileva che «i diritti dei migranti sono violati troppo spesso, e la stessa tematica delle migrazioni internazionali è generalmente trattata in maniera unilaterale, solo dal punto di vista della sicurezza (a livello nazionale), o badando alla convenienza e alle implicazioni economiche secondo cui sono siglati e implementati alcuni trattati internazionali».

Focsiv e i suoi 65 organismi federati chiedono al governo Monti di farsi promotore, anche in sede comunitaria, di un percorso di pieno riconoscimento per i diritti fondamentali dei migranti. Un sollecito «affinché la credibilità del governo possa essere spesa non solo a favore di una ripresa economica ma anche per il riconoscimento dei diritti di tutti».