Egitto
La vicenda dai tratti "oscuri" del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, scomparso due settimane fa al Cairo e trovato morto giovedì scorso dopo aver subito torture, non è l'unico caso di questo tipo che coinvolge uno straniero. Tre anni fa anche Eric Lang, un insegnante francese, morì in circostanze simili in un commissariato della capitale egiziana.

Si apre oggi nella capitale egiziana il processo ai sei presunti assassini di Eric Lang, un francese morto nel Commissariato di polizia di Qasr el-Nil, al Cairo nel settembre 2013. Era insegnante da circa vent’anni in Egitto. La sua vicenda non lascia ben sperare sulle possibilità di far luce sull’assassinio del ventottenne Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano scomparso la sera del 25 gennaio e ritrovato in un fosso torturato a morte giovedì scorso.

Le analogie
La famiglia di Eric chiede ora alla giustizia francese di indagare sulle circostanze dell’uccisione del figlio. La versione ufficiale dei servizi di sicurezza egiziani parla infatti di un “pestaggio” che l’insegnate francese avrebbe subito da parte dei suoi compagni di cella. Eric era stato arrestato una settimana prima perché si trovava per strada dopo l’inizio del coprifuoco. Ma secondo i suoi avvocati in realtà Eric sarebbe stato fermato ben prima dell’orario stabilito dalle autorità.
L’Egitto era allora nel clima di violenza a seguito della destituzione da parte dell’esercito del presidente fondamentalista Morsi e dell’ondata di uccisioni e di arresti di massa dei suoi simpatizzanti. La famiglia aveva ottenuto a fatica il rimpatrio del corpo di Eric, e dopo un anno di inutili attese si era rivolta al tribunale di Nantès, dove risiede, e all’Eliseo affinché venisse aperta una rogatoria internazionale per avere accesso alle informazioni. L’attesa dura ancora oggi. Né la magistratura né la presidenza della repubblica hanno dato segni di una qualche attività.

Nel frattempo il presidente Hollande ha accolto il presidente egiziano Al-Sisi a Parigi. A seguito dell’incontro è stato firmato un anno fa il contratto di vendita di caccia Rafale e di altro materiale da guerra.  La vicenda di Eric Lang dimostra che il ricatto della lotta al terrorismo che al-Sisi aveva portato con se nella valigia durante il suo viaggio in Europa (la prima tappa fu Roma dal premier Renzi) funziona.

Forze di sicurezza intoccabili
Vedremo se continuerà a funzionare anche con l’Italia dopo l’infamia della vicenda di Giulio Regeni. Il suo caso ha portato alla luce quello che le organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano da oltre tre anni a questa parte. Non si tratta solo delle pratiche degli arresti arbitrari, delle torture e delle scomparse, dei processi senza garanzie e della negazione della libertà di espressione.
L’aspetto più inquietante, e che è all’origine dei casi che hanno coinvolto gli stranieri, c’è la totale copertura di cui godono gli apparati di sicurezza egiziani. Al-Sisi ha infatti garantito loro la massima libertà di agire ai fini della lotta al terrorismo e ad ogni forma di opposizione, sostenuta e incoraggiata dalla certezza dell’impunità.
Per questo motivo c’è da attendersi una pietosa messa in scena da parte del Cairo, come è stato per Eric Lang. Vedremo se il governo italiano, come quello francese, si accontenterà.

Nella foto in alto fiori e candele posati di fronte all’Ambasciata italiana al Cairo (Egitto) sabato scorso da persone riunite per ricordare il giovane ricercatore di Giulio Regeni.  (Ap Photo/Amr Nabil). Sopra Giulio Regeni ed Eric Lang. (Fonte: Ap)