L'AFRICA DIETRO LE SBARRE – DOSSIER GIUGNO 2017

La legge penitenziaria genera un discostamento tra la titolarità del diritto e l’effettiva possibilità di esercitarlo. In particolare per chi professa il credo islamico. Eppure le garanzie di un pluralismo religioso effettivo sarebbe un antidoto al fenomeno della radicalizzazione.

In Italia è assente quella che viene definita discriminazione istituzionale. In linea generale e astratta, quindi, tutti i benefici disciplinari previsti dalla legge sono estensibili, e devono poter essere riconosciuti anche agli stranieri.

Il Tavolo 7 degli Stati generali, Stranieri ed esecuzione penale, nella relazione finale, ha individuato nel favorire le opportunità di fruire di permessi premio e misure alternative per i rei stranieri, uno strumento indispensabile per combattere il potenziale pericolo della radicalizzazione in carcere. Tra le proposte che il Tavolo indirizza al legislatore – oltre alla necessità di aggiornare il personale penitenziario, fornendogli una educazione multidisciplinare e all’incentivare i detenuti stranieri a seguire corsi di alfabetizzazione e/o scolastici e professionali – c’è l’impegno dell’amministrazione penitenziaria, in concorso con la società esterna, a garantire nel modo più ampio e concreto i diritti religiosi dei reclusi. Impegno di centrale importanza per scongiurare il pericoloso fenomeno della radicalizzazione.

Il tema della pratica religiosa in carcere, alla ribalta nel dibattito pubblico perché rappresenta una delle principali fonti di paura collettiva, rischia di produrre conseguenze negative negli istituti di pena, portandovi pratiche figlie dell’odio, alimentate, a volte, dalla narrazione mediatica. La libertà religiosa, invece, è il miglior strumento per depotenziare le radicalizzazioni.

La professoressa Elisa Olvito, ordinario di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, intervenendo al convegno Diritti religiosi in carcere. Una risposta razionale alla radicalizzazione, ha evidenziato come il diritto alla libertà religiosa non debba essere ridotto a strumento con meri fini disciplinari. Questa degenerazione di un fondamentale diritto di libertà individuale mette a rischio principi costituzionali come il pluralismo religioso e la laicità dello stato.  

Diritto garantito a tutti?

Oggi, con la presenza massiccia di detenuti stranieri, la tutela di questo diritto diventa sempre più problematica alla luce della normativa che lo regola. Infatti, l’ordinamento penitenziario stabilisce (con l’articolo 26 della legge 354/1975) che …

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Foto di Fabrizio Villa

Elaborazione dati di Stefano Daddi

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