Libia
Sia il segretario Onu Ban Ki-Moon, sia Bernardino Leon, rappresentante speciale Onu in Libia, ritengono che senza la cooperazione delle forze politiche libiche non si possano mettere in campo azioni efficaci contro la tratta dei migranti. Ma in Libia le forze politiche sono molteplici e divise.

Continuano ad incontrare resistenze le operazioni anti-scafisti – in particolare la distruzione delle imbarcazioni che, muovendo dalle coste libiche, sono implicate nel traffico di esseri umani verso le coste europee – decise dai vertici dell’Unione europea lo scorso 23 aprile.

Lo scorso 27 maggio il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, di passaggio da Bruxelles, ha dichiarato che le operazioni militari contro la tratta di migranti nel Mediterraneo «hanno i loro limiti». E ha considerato che tali azioni rischierebbero di distruggere anche le imbarcazioni dei pescatori libici, che possiedono solo questo capitale.

Sullo stesso tema è intervenuto in questi giorni Bernardino Leon, rappresentante speciale Onu in Libia. Invitato al parlamento europeo da Giovanni Pitella, presidente del gruppo socialista, Leon ha dichiarato che per le azioni in acque territoriali libiche (come per ogni altra questione: migrazione, stato di diritto, transizione politica) va cercata la cooperazione dei libici. Questa cooperazione, ha precisato in conferenza stampa, dovrebbe attuarsi con il “governo di unità libica”, la cui creazione dovrebbe avvenire nelle prossime settimane.

Va ricordato che oggi in Libia c’è il governo di Tobruk, formatosi dopo le elezioni del giugno 2014, che è guidato da un’alleanza di forze laiche ed è riconosciuto dalla comunità internazionale. E c’è un altro governo a Tripoli, sotto il controllo di variegate forze islamiste, tra cui la Fratellanza musulmana libica

Leon ha riconosciuto che da tempo sono in corso discussioni tra le autorità concorrenti di Tobruk e di Tripoli. Dopo i negoziati di Skhirat, in Marocco, si è valutato che c’è una convergenza sull’80% dei problemi. Ma ora arriva la parte più difficile, in quanto ciascuna delle parti deve concedere qualcosa all’altra. La situazione sul terreno, ha avvertito Leon, è estremamente critica: il paese è sull’orlo del crollo sia sul piano della sicurezza che su quello economico. E ha affermato che i combattimenti tra le fazioni fanno il gioco dello Stato islamico.

Il giornalista libico Ahi Wahida, presente alla conferenza stampa, ha rimproverato a Leon, e dunque all’Onu, di non sostenere l’accordo tra le tribù, che prevede di fornire mezzi all’esercito così da aiutarlo a combattere i salafiti. Secondo Leon non può essere militare la soluzione al conflitto tra le istituzioni di Tobruk e di Tripoli. Per questo, ha concluso, vanno evitate nuove battaglie come quella di Bengasi, che è durata diverse settimane.

 

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