Celebrazioni e memorie corte
In occasione della Giornata internazionale della nonviolenza (2 ottobre) il segretario generale dell’Onu Ban-Ki moon sprona ciascuno di noi, le famiglie, le comunità a creare una cultura di convivenza e di dialogo. E la Tavola della Pace: l’Italia ha dimenticato Gandhi e anche San Francesco.

«La Giornata Internazionale della Non Violenza segna la data di nascita di una delle voci guida di questa dottrina, Mahatma Gandhi. «La non violenza, disse Gandhi, è la più grande forza a disposizione dell’umanità».

 

Noi alle Nazioni Unite cerchiamo di sfruttare il potere della non violenza per superare il pregiudizio, porre fine ai conflitti, e coltivare il rispetto reciproco e la comprensione tra i popoli e i Paesi. Infatti, il credo della non violenza echeggia per mezzo della Carta delle Nazioni Unite: “Praticare la tolleranza e vivere insieme in pace come buoni vicini”, “assicurare… che non venga impiegata la forza armata, salvo che nell’interesse comune”.

 

Lavoriamo ogni giorno per animare questi nobili principi. Facciamo questo promuovendo i diritti umani, cercando di risolvere i conflitti attraverso mezzi pacifici, promuovendo campagne per eliminare la violenza contro le donne, lavorando per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, e costruendo ponti tra le culture e contrastando ovunque l’odio e l’estremismo.

 

Questo lavoro non può essere lasciato solo ai governi o alle organizzazioni internazionali. La pace può essere ottenuta attorno al tavolo dei negoziati, ma viene perseguita attorno ai tavoli delle comunità. La pace inizia con le persone – essa fluisce dai cuori di uomini e donne che vi sono dediti. Le comunità, le famiglie, e gli individui hanno tutti un ruolo cruciale da giocare per sconfiggere la violenza e creare una cultura della pace.

 

In questa Giornata Internazionale della Non Violenza, lavoriamo insieme per usare la grande forza della non violenza per costruire delle società pacifiche e giuste per noi stessi e per i nostri figli».

 

A questo riguardo, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace, va all’attacco rilevando che «la giornata internazionale della nonviolenza all’Italia istituzionale e mediatica non interessa. In programma non c’è niente. Non un’iniziativa, non un discorso ufficiale, non una menzione. Ma che volete: probabilmente, non sanno nemmeno che esiste la giornata della nonviolenza! E poi, perché mai politici e giornalisti dovrebbero perdere tempo a parlar di pace e di nonviolenza? Con tutto quello che hanno da fare!».

 

E poi rincara: «Anche il 4 ottobre sarebbe una giornata da celebrare, ma governo e istituzioni, giornali e tv hanno scelto di ignorarla. Eppure la giornata del 4 ottobre non è stata istituita dall’Onu ma dallo stesso Parlamento Italiano. Il testo di legge approvato all’unanimità nel 2005 recita che “il 4 ottobre è considerato solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse, in onore dei Santi Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena. In occasione della solennità civile del 4 ottobre sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri, in particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, dedicati ai valori universali indicati al primo comma di cui i Santi Patroni speciali d’Italia sono espressione”. Niente di tutto questo (resistono solo le tradizionali cerimonie assisane). E sì che di protezione l’Italia oggi ne ha proprio un gran bisogno».

 

Insiste Lotti: «Se la nonviolenza non ci interessa, occupiamoci almeno della violenza che sta dilagando dentro e fuori i nostri confini. Da dove vogliamo cominciare? Dalla violenza mafiosa e criminale che si è impossessata di tanta parte dell’economia del nostro paese? O dalla gente che tutti i giorni subisce le sue angherie? Dalla violenza con cui corrotti e corruttori stano uccidendo la vita democratica del nostro paese? Oppure da quella che ci viene inferta a piene mani da chi non paga le tasse e prospera nell’illegalità e nell’abusivismo? Dalla violenza che domina il dibattito politico e la vita delle nostre istituzioni? O dalla violenza mediatica con cui stampa e Tv cancellano la vita reale delle persone e soffocano le loro grida di aiuto? Oppure dal modo con cui si impone il bavaglio alla società civile responsabile? Vogliamo parlare della violenza con cui trattiamo e respingiamo gli immigrati e chi fugge da miseria, guerre e persecuzioni?».

 

E conclude: « Gandhi e Capitini, per quest’anno, se ne faranno una ragione. Voi invece, cari San Francesco e Santa Caterina, perdonateci se non vi onoriamo come si deve. E aiutateci! Qui va a finire male».