AFRICHE IN CORSO – DOSSIER GENNAIO 2020

La scommessa per il 2020 è che le mobilitazioni di piazza che hanno attraversato i paesi della sponda sud del Mediterraneo possano portare veramente alla dismissione di quelle istituzioni politiche che reprimono tali rivendicazioni.

Jelma, governatorato di Sidi Bouzid, è una piccola cittadina nell’entroterra della Tunisia centrale, a pochi km dalla più nota Sidi Bouzid, balzata all’onore delle cronache degli ultimi anni perché qui il giovane Mohamed Bouazizi, il 17 dicembre 2010, si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco per disperazione, dando il via alle poteste che in poche settimane portarono alla fine del regime di Zine El-Abidine Ben Ali.

Passando oggi, 30 novembre 2019, per le vie di Jelma, la prima cosa che si nota è il gran numero di persone, in particolare giovani, che trascorrono il loro tempo seduti al bar o all’angolo di un edificio, apparentemente senza aver nulla da fare. Di lavoro ce n’è poco e, quando lo si trova, solitamente è pagato pochissimo. Qui sta la fonte di quella disperazione, che porta molti giovani a trascorrere le giornata senza far nulla, oppure a emigrare a Tunisi e poi magari in Europa oppure, nel peggiore dei casi, a darsi fuoco.

Sulla strada nazionale che da Gafsa porta a Tunisi, c’è la pizzeria di Omar, la cui storia testimonia la seconda delle opzioni possibili: Omar è emigrato in Italia, a Pisa, dove per 5 anni ha messo da parte i soldi per poi tornare a Jelma e aprire una pizzeria, migliorando così la sua condizione di vita di partenza. Infatti, solitamente si emigra per tornare e non per restare, a dispetto di quanto si crede dalle nostre parti.

Omar è teso, vorrebbe parlare di più, raccontare le ragione dei disordini scoppiati in quei giorni dopo la morte di Mohsen Zaafouri, un giovane che si è dato fuoco. Ma la tensione tra polizia e manifestanti sta salendo troppo e mi dice che per me è meglio ripartire.

Dieci anni dopo

Il 17 dicembre 2020, sarà trascorso esattamente un decennio da quando Mohamed Bouazizi si diede fuoco a Sidi Bouzid e poco più di un anno da quando Mohsen Zaafouri lo fece a Jelma. Il sospetto è, dunque, che i problemi della Tunisia (e per estensione di molte società nordafricane) siano…

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Antonio M. Morone è docente in Storia dell’Africa all’Università degli Studi di Pavia

 

Nella foto: poliziotti in azione in Tunisia