Ex ribelli nei centri di addestramento dell'esercito in Sud Sudan (Credit: mena-studies.org)

Oggi parliamo dello stallo nell’attuazione degli accordi di pace in Sud Sudan, dell’uomo accusato di aver finanziato i genocidari in Rwanda e del rischio di violenze in Costa d’Avorio per le elezioni presidenziali di fine mese.

Sud Sudan: inviato Onu preoccupato per la scarsa implementazione degli accordi di pace

L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Sud Sudan ha affermato che non sono stati compiuti progressi nell’unificazione degli ex appartenenti a gruppi armati sotto un unico esercito, come stabilito nell’accordo di pace del settembre 2018. David Shearer avverte inoltre che le truppe, riunite nei siti di addestramento congiunti in tutto il paese, stanno disertando a causa della mancanza di cibo e di altri elementi essenziali.

L’inviato Onu parla del rischio nuove violenze poiché i soldati, disillusi, tornano nei loro villaggi affamati e frustrati, e questo potrebbe causare ulteriore instabilità sul terreno. Shearer denuncia inoltre l’immobilità del governo e del parlamento che invita ad azioni urgenti, per implementare il processo di pace.

Rwanda: sarà processato dalla giustizia internazionale l‘uomo accusato di aver finanziato i genocidari 

La Corte di cassazione di Parigi ha dato il via libera: l’ex imprenditore rwandese di etnia hutu Félicien Kabuga, accusato di aver finanziato le milizie hutu interahamwe nel corso del genocidio del 1994, sarà processato dalla giustizia internazionale.

Dell’imputato, agli arresti in Francia, dovrebbe occuparsi il Meccanismo per i tribunali penali internazionali, creato per portare a termine i casi che non sono stati giudicati dal Tribunale speciale per il Rwanda di Arusha (Tanzania), attivo dal 1994 al 2015.
Kabuga potrebbe comunque essere giudicato ad Arusha oppure all’Aia, sede della Corte penale internazionale, ma i suoi avvocati si oppongono a ogni trasferimento per l’età del loro assistito, 87 anni, e per le sue precarie condizioni di salute.

Costa d’Avorio: Cisis group avverte del rischio di violenze e auspica il rinvio del voto

L’International crisis group (Icc), organizzazione che opera per la prevenzione del conflitti, raccomanda che le elezioni presidenziali e legislative del 31 ottobre in Costa d’Avorio siano rinviate. E argomenta questa presa di posizione sostenendo che il paese è molto diviso e quindi il voto è a rischio violenze.

Divisioni innescate dal presidente uscente Alassane Ouattara che si presenta per un terzo mandato, aggirando la Costituzione, e da altri problemi che sono rimasti aperti, come la composizione della Commissione elettorale indipendente, la revisione dello schedario elettorale, la liberazione dei tanti prigionieri politici e la possibilità di rientrare in patria per due politici ancora influenti nel paese: Guillaume Soro (ex primo ministro) e Laurent Gbagbo (ex presidente). Prima si apra un dialogo, dice Crisis group, e poi si vada alle urne.