Alluvioni in Niger (Credit: tellerreport.com)

Oggi parliamo delle terribili alluvioni che stanno colpendo tutta la fascia del Sahel, delle denunce di Amnesty International su violazioni dei diritti umani dell’esercito in Mozambico e dell’inchiesta a Milano su presunte tangenti di Eni in Congo.

Le alluvioni in tutto il Sahel aggravano la crisi umanitaria 

Inondazioni record hanno colpito circa 760mila persone, causando gravi danni in tutta la regione del Sahel nelle ultime settimane, con centinaia di morti e centinaia di migliaia di senzatetto dal Senegal al Sudan, il paese più colpito con almeno 102 morti e decine di migliaia di case distrutte o danneggiate.

In Niger si registrano più di 60 morti e di diversi quartieri della capitale Niamey sono stati evacuati domenica dopo che un argine del fiume Niger ha ceduto. In Senegal, la zona circostante la capitale Dakar è stata sommersa per giorni, con sei morti. In Burkina Faso, le inondazioni hanno ucciso almeno 13 persone. In tutta la vasta regione del continente forti le piogge hanno aggravato l’emergenza umanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19, ai conflitti, ai cambiamenti climatici e alla deforestazione.   

Mozambico: Amnesty denuncia violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito a Cabo Delgado

In un rapporto pubblicato ieri Amnesty International accusato le forze armate del Mozambico di torturare sospetti membri di un gruppo armato filo jihadista nella provincia settentrionale di Cabo Delgado e di “possibili esecuzioni extragiudiziali”. L’organizzazione per i diritti umani parla di “un gran numero di cadaveri seppelliti in apparenti fosse comuni” e chiede al governo l’apertura di un’inchiesta indipendente.

Il gruppo armato è apparso per la prima volta nell’ottobre 2017 e nel 2020 ha intensificato gli attacchi alla popolazione, conquistando lo scorso agosto la strategica città portuale di Mocimboa da Praia. Il conflitto ha provocato oltre mille vittime civili e dai 250.000 ai 300.000 profughi.

Inchiesta su presunte tangenti Eni in Congo: la procura di Milano chiede lo stop per due anni alla produzione di petrolio 

La procura di Milano, che da anni indaga sulle azioni corruttive di Eni in Congo ha chiesto una misura penale senza precedenti: lo stop per due anni alla produzione di petrolio di Eni spa in Congo, nei pozzi Marine IV e VII, valutati oltre 400 milioni di dollari. In subordine, la procura ha previsto il commissariamento del cane a sei zampe. La notizia la dà stamani il Corriere della sera.

L’inchiesta è quella per corruzione internazionale già anticipata dall’Espresso. Un’indagine su una maxi tangente, ancora da quantificare, che secondo i magistrati milanesi sarebbe arrivata nelle tasche di pubblici ufficiali di Brazzaville per il rinnovo delle concessioni petrolifere di Eni nell’ex colonia francese. Tra le società coinvolte anche la Petro Services, di fatto controllata dalla moglie dell’AD di Eni, Claudio Descalzi