Cumuli di rifiuti nelle strade di Sfax, in Tunisia

Oggi parliamo delle manifestazioni contro la riapertura di una discarica in Tunisia, di armi iraniane contrabbandate dallo Yemen in Somalia e del blocco degli aiuti umanitari dell’Onu diretti nella regione etiopica del Tigray.

Tunisia: proteste a Sfax per la riapertura di una contestata discarica

Migliaia di tunisini hanno partecipato a uno sciopero generale ieri a Sfax, il giorno dopo la morte di un manifestante durante un corteo contro la riapertura di una discarica. La regione di Sfax ha visto movimenti di protesta contro i rifiuti che invadono le strade e minacciano la salute dei residenti. La discarica di Agareb, la principale della regione, è stata chiusa a settembre, sotto la pressione della popolazione. Ma l’8 novembre è stata riaperta, scatenando altre ondate di proteste. Proteste che arrivano in un momento carico di tensioni nel paese. È di ieri la denuncia di Amnesty international secondo la quale un numero crescente di civili è perseguito nei tribunali militari per aver criticato il presidente Kaïs Saied.

Somalia: armi iraniane contrabbandate dallo Yemen attraverso il Puntland

Le armi fornite dall’Iran ai suoi alleati houthi nello Yemen vengono contrabbandate attraverso il Golfo di Aden in Somalia. Ad affermarlo è uno studio – l’unico pubblicamente disponibile sulla portata del contrabbando illecito di armi dallo Yemen nel paese del Corno d’Africa – pubblicato ieri da Iniziativa globale contro la criminalità organizzata transnazionale (Global Initiative Against Transnational Organized Crime – GI-TOC). Il think tank afferma d’aver documentato l’ingresso in Somalia, attraverso lo stato semiautonomo del Puntland, di oltre 400 armi di piccolo calibro e leggere in otto mesi. E che fucili di tipo 56-1 sono arrivati fino a Dolow, città al confine con l’Etiopia. L’Iran ha finora sempre negato qualsiasi coinvolgimento nel traffico di armi.

Etiopia: arresto di 72 autisti del Pam, l’Onu denuncia un blocco umanitario verso il Tigray

In Etiopia, dopo l’arresto di 16 funzionari delle Nazioni Unite, nel corso di una serie di retate contro appartenenti all’etnia tigrina, ieri l’Onu ha denunciato la detenzione arbitraria di 72 autisti di camion che trasportano gli aiuti del Programma alimentare mondiale (Pam), accusati di “terrorismo”. Si tratta, fa sapere l’Onu, di persone di etnia diverse, non solo tigrina, arrestate con lo scopo di impedire l’afflusso di cibo e medicine nella regione del Tigray. L’operazione è scattata a Semera, città chiave dell’Afar da cui i convogli partono per raggiungere il Tigray. “C’è in corso un vero blocco umanitario” denuncia l’Onu. Sempre ieri, in un rapporto, Amnesty International ha denunciato stupri di gruppo nella vicina regione di Amhara, compiuti da miliziani del Tigray.

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