Truppe mozambicane nella provincia di Cabo Delgado (Daily-Maverick)

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Nel Gr il nord del Mozambico sotto attacco del jihadismo, il Sud Sudan dove non sta funzionando il piano di disarmo delle comunità locali, i 60 anni di indipendenza della Repubblica Centrafricana

Mozambico: le milizie jihadiste conquistano la citta di Mocimboa da Praia

 I gruppi armati jihadisti, che si richiamano alle milizie somale al-Shabaab e che dal 2017 tengono sotto scacco la provincia di Cabo Delgado nel nord del Mozambico, hanno preso possesso ieri del porto di Mocimboa da Praia costringendo alla ritirata l’esercito e le forze speciali mozambicane. La città, oltre ad essere il luogo d’origine di una buona parte dei jihadisti, è anche in una posizione strategica: a una sessantina di km dal sito di gas naturale il cui valore è stimato in 60 miliardi di dollari e sul quale sta lavorando la società petrolifera francese Total che afferma di voler investire nel progetto 23 miliardi di dollari. Negli ultimi tre anni gli attacchi jihadisti in questa regione, dimenticata dalla politica di Maputo, hanno causato 1300 morti e oltre 200mila sfollati.

Sud Sudan: scontri tra militari e civili causano 127 morti nello stato di Warrap

Il piano del governo sudsudanese di disarmare le comunità locali ha subito uno scacco ieri nella città di Tonj, stato di Warrap nel centro del paese. Il bilancio degli scontri tra militari e civili è di 127 morti: 82 civili e 45 tra le forze di sicurezza. Ad innescare lo scontro sarebbe stato il tentativo di arresto di un giovane che avrebbe provato a fuggire e sarebbe stato ucciso, causando la reazione della gente. Secondo fonti locali le comunità sono riluttanti a cedere le armi per paura di essere lasciate prive di difese in caso di attacchi da parte di gruppi armati, attacchi causati anche da conflitti etnici per il possesso della terra e del bestiame. Ciò che risulta chiaro è che il piano di pace, siglato nel settembre 2018 per porre fine alla guerra civile, è ancora lontano dall’essere tradotto in pratica.

Repubblica Centrafricana: oggi si celebrano i 60 anni di indipendenza dalla Francia

 La Repubblica Centrafricana fa memoria oggi dei suoi 60 anni di “indipendenza” dalla Francia. Resta però una chimera il sogno del padre della nazione, Barthelemy Boganda, di costruire una nazione fondata su cinque pilastri “nutrire, abitare, vestire, curare, istruire”. Non è tanto il Covid-19 a smorzare ogni celebrazione. Sono soprattutto le condizioni in cui devono vivere i cittadini centrafricani in un paese allo sbando, controllato all’80% da bande di ribelli che si assicurano le ricchezze del sottosuolo di interi territori. Dal 2013 è in atto un conflitto civile che causa scontri su tutto il territorio nazionale. Dal confronto tra i vari gruppi armati e tra questi e l’esercito, il prezzo più alto è pagato dalla popolazione. L’accordo di pace, firmato nel febbraio dello scorso anno tra governo e ribelli, è rimasto lettera morta.