Oggi parliamo dell’uccisione dell’ex ministro degli esteri etiopico Seyoum Mesfin e di nuovi massacri etnici in Etiopia, dell’assedio delle milizie alla capitale centrafricana Bangui e della delusione a 10 anni dalla cacciata di Ben Ali in Tunisia.

Etiopia: ucciso l’ex ministro degli esteri Seyoum Mesfin e altri tre membri del Tplf

L’esercito etiopico ha annunciato di aver ucciso l’ex ministro degli esteri, Seyoum Mesfin, uno dei membri fondatori del Fronte popolare di liberazione del Tigray. Il politico, ministro degli esteri dal 1991 al 2010, è stato ucciso insieme ad altri tre membri del partito nella regione settentrionale del Tigray, da novembre sotto l’offensiva militare del governo centrale. Nelle ultime due settimane dozzine di altri membri del Tplf sono stati uccisi o arrestati.

Intanto, nella zona di Metekel, nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz, si è registrato un nuovo massacro, con l’uccisione di almeno 80 persone, tra cui anche dei bambini. La zona negli ultimi mesi è stata afflitta da ricorrenti violenze etniche che hanno provocato la morte di centinaia di persone.

Centrafrica: gruppi armati assediano la capitale Bangui

Un presidente appena eletto, Archange Touadera, e dei gruppi armati che stringono d’assedio la capitale Bangui. Così si presenta oggi la Repubblica Centrafricana, un quadro desolante che conferma le previsioni di quanti, tra gli esponenti della società civile, avevano chiesto il rinvio delle elezioni del 27 dicembre scorso e l’avvio di una fase di riconciliazione nazionale.

Al momento, una non meglio identificata Coalizione dei patrioti per il cambiamento, che sarebbe composta da 6 gruppi armati, sta cercando di entrare nella capitale. A difendere Bangui, oltre all’esercito centrafricano, ci sono le forze della missione Onu, spalleggiate da militari russi e rwandesi. Secondo fonti governative sarebbero stati uccisi 30 assalitori e un casco blu.

Tunisia: a 10 anni dalla cacciata del presidente Ben Ali dilaga la delusione

Il 14 gennaio del 2011 il presidente della Tunisia Zine el Abidine Ben Ali fu costretto a lasciare il paese per lo scoppio della rivolta popolare. Nel decimo anniversario della rivoluzione la delusione dilaga nel paese. In un recente sondaggio dello studio Sigma Conseil, il 58% dei tunisini ritiene che la rivoluzione sia fallita e il 60% dei giovani tra i 25 e i 30 anni sogna addirittura l’emigrazione.

Il 45% degli intervistati ritiene di non aver raggiunto i propri obiettivi, soprattutto per quanto riguarda la ricerca di lavoro. E la crisi economica si fa ancora più sentire a causa del Covid-19. Il Pil tunisino è precipitato dell’8% nel 2020. Settori chiave come il turismo hanno visto la loro attività diminuire del 68%. E il deficit di bilancio è il più pesante degli ultimi quarant’anni.