Miliziani a Tripoli (Credit: Afp)

Oggi parliamo delle minacce armate alle istituzioni di transizione in Libia, della carenza di fondi per l’assistenza a rifugiati e sfollati in Etiopia e dell’intervento dei vescovi del Togo dopo la recente ondata di arresti.

Libia: miliziani della brigata al-Samoud minacciano le istituzioni a Tripoli 

La notte scorsa un gruppo di uomini armati della milizia della brigata al-Samoud ha circondato l’ufficio del primo ministro a Tripoli, mentre il presidente del Consiglio presidenziale Mohammed el-Menfi ha richiesto l’intervento dei militari per proteggere la sua casa. Il presidente el-Menfi e i membri del Consiglio sono stati trasferiti in un luogo sicuro. Il comandante della Brigata, Salah Badi, già sotto sanzioni internazionali, aveva ieri aspramente criticato la consigliera speciale del segretario generale dell’Onu, Stephanie Williams, descrivendola come un “agente complice di criminali”. Questi sviluppi avvengono dopo che ieri era stato sostituito il comandante militare del distretto di Tripoli. Le elezioni presidenziali del 24 dicembre diventano, così, un appuntamento irrealizzabile. Manca solo l’ufficialità del rinvio.

Unhcr: ricevuto solo il 72% dei finanziamenti per l’assistenza a rifugiati e sfollati in Etiopia

L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha fatto sapere ieri di aver ricevuto solo il 72% dei finanziamenti promessi, pari a 164,5 milioni di dollari, necessari per assistere sfollati e rifugiati in Etiopia. Nel suo ultimo rapporto l’Unhcr fa sapere che il denaro serve a fornire alloggio, istruzione, salute, acqua e servizi igienico-sanitari a 96mila rifugiati eritrei, 650mila sfollati interni e a 120mila rifugiati nel Sudan occidentale. Con 806.374 rifugiati e richiedenti asilo, l’Etiopia è il terzo paese in Africa per numero di sfollati e rifugiati. Il paese ospita anche 2,2 milioni di sfollati interni, frutto del conflitto, in corso da oltre un anno, nella regione settentrionale del Tigray.

Togo: intervento dei vescovi dopo recenti arresti di attivisti e giornalisti

Presa di posizione della Conferenza episcopale del Togo dopo l’ondata di arresti che in questi giorni ha colpito attivisti della società civile e giornalisti. I vescovi in un comunicato hanno espresso la loro preoccupazione e chiesto la liberazione di queste persone. Il segretario della Conferenza episcopale, Émile Ségbédji, ha precisato che «se le accuse sono di ordine politico, non c’è ragione che rimangano in carcere». E ha aggiunto: «È necessario preservare la pace sociale». Il piccolo paese dell’Africa occidentale è governato dal 1967 dalla famiglia Gnassingbé. Al padre Étienne è succeduto alla sua morte nel 2005 il figlio Faure: entrambi si sono fatti eleggere più volte dando prova di scarsa dimestichezza con le regole della democrazia.

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