John Magufuli

Oggi parliamo della morte del presidente della Tanzania John Magufuli, delle elezioni di domenica in Congo-Brazzaville e dei cinque anni degli accordi tra Europa e Turchia per il blocco dei flussi migratori.

Tanzania: morto il presidente John Magufuli

Il presidente della Tanzania John Magufuli è morto ieri all’età di 61 anni. L’annuncio è stato fatto dalla vicepresidente Samia Suluhu Hassan, che in base alla Costituzione prenderà il suo posto fino al termine del mandato di 5 anni, rinnovato a Magufuli lo scorso ottobre, diventando la prima donna presidente del paese.

Magufuli era assente dalla scena pubblica dal 27 febbraio. Hassan ha detto che è morto all’ospedale Mzena di Dar es Salaam dove stava ricevendo cure per una malattia cardiaca, ma in molti sospettano che ad uccidere il presidente sia stato invece il coronavirus, la cui presenza nel paese è stata sempre negata. La nuova presidente tanzaniana ha annunciato 14 giorni di lutto nazionale.

Congo: respinta la richiesta di osservatori della Chiesa alle elezioni di domenica

Non ci saranno osservatori elettorali, organizzati dalla Conferenza episcopale, alle elezioni presidenziali di domenica 21 marzo in Congo-Brazzaville, alle quali sono chiamati 2,5 milioni di elettori. I vescovi, che di recente avevano espresso «serie riserve» sulla trasparenza e la credibilità del voto, hanno ricevuto dalle autorità una risposta ufficiale negativa.

Così si può già prefigurare che il presidente uscente Denis Sassou-Nguesso, 77 anni di cui 36 ininterrottamente al potere, non avrà nessuna difficoltà a farsi eleggere per un ennesimo mandato. Gli altri sei candidati alla presidenza hanno un peso specifico irrilevante e comunque non in grado di intaccare il sistema creato da Sassou-Nguesso. Ieri hanno iniziato a votare i 60mila uomini delle forze armate e di polizia che dovranno garantire la sicurezza del voto di domenica.

Migranti: compie 5 anni l’accordo Ue-Turchia per il blocco dei flussi migratori

Cinque anni dalla firma dell’accordo tra Europa e Turchia. Da quel patto siglato per contenere i flussi migratori e contrastare gli arrivi dei richiedenti asilo nelle isole greche dell’Egeo. Un accordo costato all’Unione europea 6 miliardi di euro e che continua a essere un’asse portante della politica di esternalizzazione delle frontiere, nonostante le denunce delle continue violazioni dei diritti umani e il suo oggettivo fallimento.

Il numero dei ricollocamenti dei migranti in Europa infatti resta irrisorio. Nel 2019, a fronte di una presenza di oltre 3.6 milioni di cittadini siriani in Turchia, secondo i dati diffusi dall’Unhcr, le persone ricollocate in Europa sono state solo 8.235. Il patto prevede lo scambio uno a uno: per ogni migrante che raggiunge la Grecia e viene respinto in Turchia, un altro dovrebbe essere ammesso in un paese europeo.

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