Oggi parliamo di altri morti nelle violente repressioni delle proteste contro il golpe in Sudan, delle sanzioni contro la giunta golpista in Mali e della battaglia degli ambientalisti contro la costruzione di una nuova centrale a carbone in Sudafrica.

Sudan: almeno 15 morti nelle violente repressioni delle proteste contro il golpe militare

In Sudan almeno 15 manifestanti sono stati uccisi e decine feriti ieri nella capitale Khartoum e in altre grandi città del paese, nella violenta repressione delle manifestazioni pacifiche di protesta contro il golpe militare del 25 ottobre. Manifestazioni represse con uso di gas e proiettili veri. Nel tentativo di bloccare i raduni di civili, i militari hanno interrotto già nella serata di martedì le linee di telefonia mobile, mentre i collegamenti a Internet sono oscurati dal giorno del golpe, ormai 25 giorni fa, nonostante un ordine del tribunale per ripristinarli. Dal 25 ottobre ad oggi, stando ai dati forniti dal Comitato centrale dei medici sudanesi (Sudan Central Doctors Committee – Ccsd), almeno 38 persone hanno perso la vita per mano delle forze dell’ordine.

Mali: operative le sanzioni della Cedeao a 150 politici legati alla giunta golpista

Sono operative le sanzioni della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao) per indurre la giunta militare, che dal golpe dell’agosto del 2020 governa il Mali, a fissare le date di un percorso che porti al voto e al ritorno del potere in mano ai civili. Le personalità politiche sanzionate sono 150 (per loro c’è in divieto di volare nei 15 paesi della Cedeao ed è scattato il blocco dei beni all’estero), ma nella lista non figurano il presidente della transizione, il colonnello Assimi Goïta, e il ministro degli esteri Abdoulaye Diop. Finora non è stata data una spiegazione di questa scelta. Probabile che la Cedeao, intenzionata a dialogare con la giunta, abbia voluto lasciare libertà di movimento a due interlocutori che ritiene decisivi per superare la crisi.

Sudafrica: gruppi ambientalisti in tribunale contro il progetto di una nuova centrale a carbone 

Tre gruppi ambientalisti e della società civile – groundWork, African Climate Alliance e Vukani Environmental Justice Movement in Action –  hanno portato il governo sudafricano in tribunale denunciando il suo piano per la costruzione di una nuova centrale a carbone che, secondo i ricorrenti, minaccia il diritto delle persone a vivere in un ambiente salutare. L’intenzione di costruire una nuova centrale a carbone è contenuta nel Piano integrato delle risorse del governo, un documento del 2019 che stabilisce il programma energetico del paese fino al 2030. Il Sudafrica ha già 15 centrali a carbone ed è il dodicesimo produttore mondiale di gas serra. Al vertice sul clima Cop26, il governo ha ottenuto 8,5 miliardi di dollari di finanziamenti per accelerare il suo passaggio a una produzione energetica carbon free.

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