Uganda: proteste represse nel sangue dopo l'arresto dell'oppositore Bobi Wine (Credit: africasacountry.com)

Oggi parliamo delle proteste represse nel sangue in Uganda dopo l’arresto dell’oppositore Bobi Wine, dell’arresto di un altro dirigente dell’ong per i diritti umani Eipr in Egitto e delle dichiarazioni del presidente di Gibuti sul conflitto interno in Etiopia.

Uganda: decine di morti in scontri con la polizia dopo l’arresto dell’oppositore Bobi Wine

In Uganda 3 persone sono morte e almeno 45 sono rimaste ferite ieri durante le proteste scoppiate dopo l’arrestato del candidato presidenziale dell’opposizione Robert Kya-gu-lanyi, detto Bobi Wine. Fonti di Nigrizia sul posto parlano di 25 morti, tra cui un giovane laico comboniano. Wine è stato arrestato per aver violato le misure anti-Covid, durante un raduno della sua campagna elettorale nell’est del paese.

Quando la notizia del suo arresto si è diffusa, sono scoppiate violente proteste nella capitale Kampala e in molte altre grandi città. Polizia e militari hanno usato gas lacrimogeni e proiettili veri per disperdere i manifestanti. Alle presidenziali del 14 gennaio Wine corre contro il presidente di lungo corso Yoweri Museveni.

Egitto: arrestato un altro dirigente dell’ong Eipr

Le autorità egiziane hanno arrestato ieri un altro dirigente della ong “Iniziativa egiziana per i diritti della persona” (Eipr), organizzazione impegnata nella promozione dei diritti umani. Si tratta di Karim Ennarah, fermato mentre era in vacanza a Dahab, nel Sinai meridionale. Non è ancora noto dove sia stato portato.

La stessa organizzazione aveva annunciato che domenica scorsa era stato arrestato anche Mohamed Bacheer, il direttore amministrativo dell’Eipr, con l’accusa di «essersi unito a un gruppo terroristico» e di «aver diffuso false informazioni». Il 3 novembre nel suo ufficio al Cairo si era svolto un incontro con alcuni ambasciatori e diplomatici occidentali per discutere proprio di diritti umani. Secondo la legge egiziana, la custodia cautelare può durare fino a 2 anni.

Gibuti: il presidente Guelleh si schiera con il primo ministro etiopico contro il Tigray

In un’intervista al settimanale francese Jeune Afrique, il presidente di Gibuti Omar Guelleh si schiera dalla parte del primo ministro etiopico Abiy Ahmed nella guerra che dal 4 novembre sta opponendo lo stato del Tigray al governo federale.

«Il vivere insieme non è mai stata la regola in Etiopia. C’è sempre stato un dominante e dei dominati. Ahmed ha “rovesciato il tavolo” con eccellenti intenzioni», ha affermato Guelleh riferendosi alle politiche messe in atto dal primo ministro a partire dall’aprile del 2018 per superare il federalismo etnico.

Alla domanda se davvero il conflitto rappresenta la sola soluzione, ha risposto: «Se Abiy Ahmed avesse scelto di discutere alla pari con i dirigenti del Tigray avrebbe sancito la divisione del paese. Invece ha scelto di ristabilire la legge e l’ordine federale, e di punire coloro che voglio spaccare l’Etiopia».