Oggi parliamo delle responsabilità egiziane nel sequestro e nell’assassinio di Giulio Regeni, della crisi umanitaria nel Nord del Mozambico e delle elezioni presidenziali di sabato in Gambia.

Caso Regeni: per la commissione parlamentare d’inchiesta responsabili del sequestro e della morte del ricercatore gli apparati di sicurezza egiziani

La responsabilità sul sequestro e la morte di Giulio Regeni è soltanto degli apparati di sicurezza egiziani. A scriverlo, nero su bianco, è la Commissione parlamentare di inchiesta, nella relazione finale, approvata ieri, sulla morte del ricercatore rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio. «La responsabilità del sequestro, della tortura e dell’uccisione di Giulio Regeni – si legge nel documento – grava sugli apparati di sicurezza della Repubblica d’Egitto e in particolare su ufficiali della National Security Agency (Nsa), come ricostruito dalle indagini condotte dalla procura della Repubblica di Roma. I responsabili dell’assassinio di Giulio Regeni – indica il documento – sono al Cairo, all’interno degli apparati di sicurezza e probabilmente anche all’interno delle istituzioni».

Mozambico: quasi 1 milione di sfollati necessita di aiuti alimentari nel Nord

Nel nord del Mozambico circa 935mila sfollati hanno bisogno di aiuti alimentari, almeno fino a marzo 2022, nelle province di Cabo Delgado, Niassa e Nampula. Secondo l’organizzazione che sostiene le azioni del governo e delle agenzie umanitarie (Famine Early Warning Network), la maggior parte degli sfollati interni non è ancora in grado di produrre il proprio cibo e dipende dagli aiuti umanitari e dal sostegno delle comunità ospitanti. Il Programma alimentare mondiale (Pam) continua a fornire razioni semestrali equivalenti al 39% del fabbisogno, con la possibilità di riprendere gli aiuti al 100% a gennaio. Il conflitto a Cabo Delgado ha causato, ricordiamo, più di 3.100 morti.

Gambia: conclusa la campagna elettorale per il voto presidenziale del 4 dicembre

Si è conclusa ieri in Gambia la campagna elettorale per il voto presidenziale di sabato 4 dicembre. Ѐ un voto molto atteso, il primo dopo quello che nel 2016 decretò la fine, dopo 22 anni, della dittatura di Yahya Jammeh, da allora in esilio in Guinea Equatoriale, e la vittoria dell’attuale presidente Adama Barrow. La stampa evidenzia la delusione, molto forte soprattutto tra i giovani, per le promesse disattese di Barrow, che si era proposto come presidente di transizione e che invece si è candidato per un secondo mandato. A sfidarlo lo storico leader dell’opposizione Ousainou Darboe. Ma l’ex dittatore Jammeh non è del tutto fuori dai giochi e dall’esilio propone una sua candidata: Mama Kandeh.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati