Addestratori russi in Centrafrica

Oggi parliamo del rafforzato sostegno militare della Russia al Centrafrica, delle polemiche nella Rd Congo sulle dichiarazioni del presidente rwandese Kagame e della prima donna eletta a capo della Corte suprema in Kenya.

Centrafrica: la Russia invia altri 600 istruttori militari

Si rafforza sempre più la collaborazione tra la Repubblica centrafricana (che è sotto embargo Onu per le importazioni di armi dal 2013) e la Russia in materia di armamenti e di addestramento truppe.
Il ministro della difesa centrafricano ha notificato al Consiglio di sicurezza Onu che 600 istruttori russi faranno formazione alle forze armate, alla gendarmeria e alla polizia.
I 600 vanno ad aggiungersi ai 535 già ufficialmente operativi nel paese.
È di lunedì la notizia che Mosca ha consegnato a Bangui, a titolo gratuito, un carico di armi leggere, tra cui 5mila fucili d’assalto AK-47, armi che non sono sottoposte all’embargo.
In questa maniera la Russia sostiene il governo del presidente Touadéra e quello che viene definito “processo di riforma del settore della sicurezza”.

Rd Congo: il presidente rwandese accusato di negazionismo sulle guerre congolesi

Si moltiplicano in Rd Congo le prese di posizione di esponenti politici e di settori della società civile dopo le dichiarazioni del presidente rwandese Paul Kagame.
In un’intervista all’agenzia France Presse, Kagame ha detto che durante le due guerre congolesi (1996-97 e 1998-2003) l’esercito rwandese non ha commesso crimini, come invece sostiene il rapporto Mapping dell’Onu, riferito al decennio 1993-2003.
A parte la tiepida risposta del presidente congolese Tshisekedi, esponenti dell’opposizione come Martin Fayulu e movimenti come Lotta per il cambiamento e Filimbi hanno accusato il leader rwandese di negazionismo, utilizzando appositamente la parola che Paul Kagame usa – riferendosi al genocidio del 1994 – quando qualcuno critica il suo regime autocratico.

Kenya: eletta dal parlamento la prima donna a capo della Corte suprema

La giudice Martha Koome è la prima donna a capo della Corte suprema, eletta ieri dal parlamento del Kenya.
61 anni, 33 dei quali in magistratura, nella sua carriera ha difeso dissidenti come lo storico oppositore Raila Odinga, svolgendo un ruolo chiave nella lotta per la liberazione dal regime autoritario del presidente Daniel Arap Moi.
Koome si è anche battuta contro le discriminazioni di genere, contribuendo a inscrivere i diritti delle donne nella Costituzione.
Il suo ruolo sarà importante anche in vista di eventuali contestazioni in seguito alle elezioni dell’agosto 2022, quando il presidente Uhuru Kenyatta dovrà lasciare spazio ad altri, dopo il completamento di due mandati consecutivi.