Siccità in Somalia (Ocha by Twitter)

Oggi parliamo degli allarmi per le conseguenze dei cambiamenti climatici in Somalia, del rapporto di Amnesty International sulla pena di morte e delle denunce delle opposizioni in Ciad dopo la presa del potere dei militari. 

Somalia: migliaia di persone costrette a emigrare a causa dei cambiamenti climatici

In Somalia migliaia di persone potrebbero dover migrare a causa di siccità e alluvioni dovute ai cambiamenti climatici. E’ l’allarme lanciato dal Consiglio norvegese per i rifugiati (Norwegian Refugee Council) in occasione della Giornata mondiale della Terra, secondo cui 50 regioni del paese stanno subendo livelli di siccità da moderata a grave, e la situazione sta peggiorando, mentre diminuiscono le risorse idriche e le aree verdi per il pascolo.

Nel 2020, più di 1 milione di persone hanno dovuto lasciare la Somalia a causa della siccità e dei conflitti, le cifre più alte registrate dal 2016. Solo nel primo trimestre di quest’anno sono emigrate 112mila persone, il 34% a causa della siccità. Per quest’anno le Nazioni Unite hanno chiesto oltre 1,09 miliardi di dollari per salvare 4 milioni di persone, ma finora è stato raccolto solo il 13% della somma.

Amnesty: in calo nel mondo le condanne a morte, triplicate in Egitto

Nel 2020 Amnesty International ha contato 483 esecuzioni capitali in tutto il mondo, il numero, «per quanto scioccante», «più basso in almeno un decennio» e «rappresenta un calo del 26% rispetto al 2019 e del 70% dal picco massimo di 1.634 esecuzioni nel 2015». Ma il dato in controtendenza arriva dall’Egitto dove le esecuzioni capitali sono più che triplicate, da 32 nel 2019 a 107 nel 2020.

A conferma che il regime del generale al-Sisi rimane tra i più spietati al mondo. Il calo complessivo delle esecuzioni, secondo Amnesty International, è legato anche alla pandemia di Covid-19. Il conteggio esclude comunque paesi che classificano i dati sulla Pena di morte come segreti di stato o per i quali sono disponibili informazioni limitate, come Cina, Corea del Nord, Siria e Vietnam.

Ciad: le opposizioni denunciano un “colpo di stato istituzionale”

In Ciad, una trentina di partiti di opposizione definiscono «colpo di stato istituzionale» il Consiglio di transizione, composto da 15 militari, che martedì scorso si è posto al comando del paese, dopo la morte del presidente Idriss Déby in seguito a uno scontro con un gruppo ribelle nel nord del paese (le circostanze della morte sono ancora da chiarire).

Il Consiglio di transizione, oltre a cancellare governo e parlamento, si è dato una Carta di transizione che abroga la precedente Costituzione. A capo del consiglio c’è uno dei figli di Déby, Mahamat Idriss, 37 anni, militare di carriera. I partiti di opposizione invitano i ciadiani a non obbedire alle decisione del consiglio, che ritengono illegali, illegittime e irregolari, e chiedono si apra un dialogo nazionale inclusivo e una transizione gestita dai civili.