Migranti all'esterno di un centro di detenzione in Libia (Credit: ispionline.it)

Oggi parliamo del rapporto di Amnesty international sui respingimenti di migranti in Libia, del report Onu sul sistema di corruzione dell’elite al potere in Sud Sudan e del Botswana che intende introdurre nelle scuole lo studio della lingua swahili.

Libia: circa 60mila persone riportate a forza nel paese dal 2016, denuncia Amnesty 

Decine di migliaia di rifugiati e di migranti sono intrappolati in un circolo vizioso di crudeltà, con prospettive scarse o assenti di trovare un modo legale e sicuro per uscirne fuori. Persone che rischiano la vita in mare cercando salvezza in Europa solo per essere intercettate, riportate nel luogo di partenza e sottoposte alle medesime violenze da cui avevano cercato di fuggire.

Lo denuncia Amnesty International in un nuovo rapporto intitolato Tra la vita e la morte, pubblicato il giorno dopo l’annuncio della Commissione europea del suo nuovo Patto sull’immigrazione. Il rapporto di Amnesty denuncia che dal 2016 la guardia costiera libica, sostenuta dall’Ue, ha riportato in Libia circa 60mila persone, alcune delle quali in centri non ufficiali di detenzione, tra cui la famigerata Fabbrica del tabacco di Tripoli.

Sud Sudan: rapporto Onu denuncia corruzione radicata nel governo

La pace e il futuro del paese sono compromessi dalla corruzione del governo, profondamente radicata. Il monito è contenuto nel rapporto della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, presentato ieri al Consiglio Onu per i diritti umani.

Il rapporto presenta un quadro profondamente inquietante di un paese impantanato in schemi corruttivi volti ad arricchire l’élite politica a spese di milioni di persone povere che già soffrono per anni di conflitti e abusi. In particolare il report evidenzia che politici e burocrati di alto rango hanno sottratto almeno 36 milioni di dollari di fondi pubblici, talvolta con la connivenza di società e banche internazionali.

Botswana: il paese intende introdurre la lingua swahili nelle scuole

Lo ha annunciato martedì scorso il ministro dell’istruzione Fidelis Molao. Lo swahili è una lingua ampiamente parlata nella regione dei Grandi Laghi e in altre parti dell’Africa orientale e sudorientale, tra cui Kenya, Tanzania, Burundi, Rwanda, Rd Congo e in alcune aree del Malawi. Se introdotto, lo swahili sarà la prima lingua africana insegnata in Botswana senza essere parlata entro i suoi confini.

Perché questo? Per una ragione economica. Nei prossimi anni, la regione della Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc), che comprende molti paesi di lingua swahili, sarà tra i principali partner commerciali del Botswana. Il paese ha quindi bisogno di comunicare anche in swahili oltre che nelle lingue internazionali.