Esercito congolese e missione Onu Monusco di pattuglia a Beni, Nord Kivu

Oggi parliamo di vittime civili in un nuovo attacco armato nell’est della Rd Congo, delle accuse all’Eritrea del relatore Onu per i diritti umani e di denunce di brogli nella preparazione delle elezioni di marzo in Congo.

Rd Congo: 13 morti in un nuovo attacco di miliziani nel Nord Kivu

Dopo l’uccisione dell’ambasciatore italiano, lunedì scorso, continuano gli assalti dei gruppi armati nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo. Nell’area della città di Beni si sono registrate, tra martedì e mercoledì, due incursioni imputate alle Forze democratiche alleate, milizie di origine ugandese. Secondo l’ong Barometro delle sicurezza in Kivu ci sono stati 13 morti tra cui un soldato dell’esercito congolese.

Il portavoce dell’esercito ha confermato gli attacchi sottolineando che «è in corso un’operazione di pulizia nella zona». Il Barometro della sicurezza sostiene in un rapporto che il gruppi armati nell’est dell’Rd Congo sono 122 e che nella regione di Beni, dal novembre 2009 a oggi, sono 1.013 i civili uccisi da queste milizie.

Eritrea: il relatore Onu sui diritti umani chiede un’inchiesta sul rimpatrio forzato di rifugiati dal Tigray

Il relatore speciale dell’Onu sui diritti umani in Eritrea, Mohamed Abdelsalam Babiker, ha chiesto ieri un’inchiesta indipendente urgente sulle accuse secondo cui militari eritrei avrebbero rimpatriato con la forza rifugiati eritrei dalla regione etiopica del Tigray, contribuendo a radere al suolo due dei quattro campi per rifugiati. Il rapporto, che parla di possibili detenzioni arbitrarie di rifugiati nelle carceri eritree, è stato respinto dall’ambasciatore eritreo Tesfamichael Gerahtu che ha parlato di accuse insensate.

Diverse fonti confermano la presenza di truppe eritree al fianco dell’esercito etiopico nel conflitto armato nella regione del Tigray. Di recente il ministero degli Esteri sudanese ha accusato l’Eritrea, senza nominarla, di schierare truppe nella zona di confine conteso con l’Etiopia, accanto ai militari etiopici.

Congo: due ong denunciano la preparazione di elezioni “falsate e non trasparenti”

Quelle del 21 marzo nel Congo-Brazzaville saranno elezioni presidenziali «falsate e non trasparenti». Lo afferma un comunicato di due organizzazioni della società civile, sottolineando che il processo di revisione delle liste elettorali non è stato completato e perciò gran parte delle liste risalgono a decenni fa.

Secondo il Cerchio dei diritti dell’uomo e dello sviluppo e il Movimento cittadino Ras-le-Bol è inoltre preoccupante che le forze di polizia votino il 17 marzo, ma non si sappia esattamente il loro numero, né se esista una lista elettorale delle forze di sicurezza, né dove voteranno: c’è il rischio che possano votare due volte. Anche i vescovi, qualche tempo fa, hanno criticato la scarsa trasparenza del processo elettorale costruito su misura per il presidente uscente Denis Sassou Nguesso al potere da 36 anni.