Attacchi terroristici a Cabo Delgado, nel nort del Mozambico (Rádio Moçambique)

Oggi parliamo di un attacco armato alla città di Palma nel nord del Mozambico, dell’uccisione del capo di una milizia legata ad Haftar in Libia e dell’ultimatum del Kenya all’Unhcr per la chiusura di due campi di rifugiati somali.

Mozambico: sotto attacco la città di Palma, nella provincia di Cabo Delgado

Diverse fonti confermano che la cittadina di Palma, a Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, sarebbe da ieri sotto assedio da parte di gruppi armati. Per tutto il giorno ieri si sono sentiti colpi di mitragliatrice. La popolazione sta fuggendo, le comunicazioni sono interrotte e non si hanno notizie di eventuali vittime.

L’attacco è stato sferrato poco dopo che la compagnia Total e il governo mozambicano hanno annunciato la graduale ripresa delle attività estrattive nel complesso industriale di Afungi, adiacente alla città di Palma, dove si sta sviluppando il più grande investimento privato multinazionale in Africa per l’esplorazione di gas naturale.

Libia: ucciso il capo dei una milizia pro-Haftar ricercato dalla Cpi

Era soprannominato “l’ufficiale delle esecuzioni” o “il macellaio di Haftar”. È stato ucciso ieri a Bengasi, in un attentato, Mahmoud al-Werfalli, il comandante della brigata al-Saiqa, un’unita’ militare d’elite di Khalifa Haftar. Era ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) che aveva emesso un primo mandato di arresto nei suoi confronti nell’agosto 2017, accusandolo di aver ordinato le esecuzioni di 33 persone, nel 2016 e nel 2017. Un secondo mandato era stato emesso l’anno successivo.

A inizio marzo, al-Werfalli e i suoi uomini erano apparsi in un video mentre distruggevano un concessionario d’auto Toyota a Bengasi. I proprietari sono dell’entourage di Haftar. Un messaggio, il suo, al generale, che starebbe trattando con il nuovo governo la consegna dei criminali di guerra alla Cpi. La risposta è arrivata in fretta.

Kenya: ultimatum di 14 giorni all’Unhcr per chiudere due campi di rifugiati somali

Il Kenya ha dato ieri all’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) un ultimatum di 14 giorni per chiudere i campi di Dadaab e Kakuma che ospitano circa 410mila rifugiati somali. E’ un altro segnale di peggioramento delle relazioni tra Kenya e Somalia, esacerbate dalla disputa sul confine marittimo e su parte di quello terrestre.

Il campo di Dadaab è stato istituito tre decenni fa ed è stato a lungo il campo profughi più grande del mondo. Il governo kenyano aveva già tentato di chiuderlo, nel 2016, sostenendo che due grandi attacchi terroristici contro obiettivi kenyani, nel 2013 e nel 2015, fossero avvenuti con il coinvolgimento di elementi nei campi. Il piano era stato bloccato dall’Alta corte che aveva definito la decisione incostituzionale.