Oggi parliamo dell’assalto finale alla capitale del Tigray da parte delle forze armate etiopiche, dell’arresto per corruzione del sindaco della capitale dello Zimbabwe e delle proteste popolari che si moltiplicano nelle zone rurali della Tunisia.

Etiopia: il primo ministro ha annunciato l’assalto finale alla capitale del Tigray

E’ scaduto ieri alle 16,30 l’ultimatum di 72 ore dato dal primo ministro alle autorità della regione ribelle del Tigray per arrendersi e ci si attende per oggi un assalto finale sulla capitale regionale Macallè, annunciato ieri da Abiy Ahmed. Intanto in un’intervista all’agenzia turca Anadolu, il ministro della Difesa Kenea Yadeta, ha detto che prevede di conquistare la città in un paio di giorni.

Militari etiopici sono stati dispiegati lungo il confine con il Sudan e stanno bloccando il flusso di rifugiati in fuga dai combattimenti nel Tigray attraverso il fiume Sittet ad Hamdayit, importante valico di frontiera. Sono 42 mila i rifugiati in Sudan e oltre mille persone al giorno cercano di attraversare il fiume.

Zimbabwe: arrestato per presunta corruzione il nuovo sindaco di Harare

Il nuovo sindaco della capitale Harare, Jacob Mafume, è stato arrestato ieri per accuse di corruzione relative all’assegnazione di terreni pubblici. Mafume è stato eletto sindaco a settembre dopo che anche il suo predecessore Herbert Gomba, è stato arrestato per presunta corruzione.

Il suo partito, MDC Alliance, all’opposizione, ha accusato il governo di “usare la legge come arma contro i suoi membri”. Recentemente il presidente Emmerson Mnangagwa ha esortato il suo partito, Zanu PF, a monitorare la corruzione da parte delle autorità locali, dominate dalla MDC Alliance. Mnangagwa ha parlato di 26 consiglieri arrestati e di numerosi funzionari comunali sotto inchiesta.

Tunisia: proteste e scioperi contro l’emarginazione economica e sociale 

Sono giorni di tensioni sociali in Tunisia. Ieri negozi, attività commerciali e locali pubblici hanno chiuso a Béja, capoluogo di un’area rurale nel nord-ovest del paese, per denunciare l’emarginazione di questa regione agricola. A Kasserine, nella Tunisia centro-occidentale, decine di persone stanno manifestando da dieci giorni davanti al giacimento petrolifero di Douleb, chiedendo il rispetto delle promesse del governo.

Ieri sera le forze di sicurezza hanno fatto uso di gas lacrimogeni per disperdere un gruppo di manifestanti a Om Laarayes, nel governatorato di Gafsa, che protestano contro le misure del governo per lo sviluppo della regione. La difficile situazione economica e sociale di queste zone è stata al centro di un incontro tra il presidente della Repubblica Kais Saied e il primo ministro Hichem Mechichi.