Oggi parliamo del processo di transizione in Mali, del coprifuoco indetto dal governo di accordo nazionale in Libia e dell’appello contro le stragi migranti nel Mediterraneo

Mali: incontri per la transizione

Prosegue in Mali il lavoro della giunta militare al potere dopo il colpo di stato dello scorso 18 agosto. Ieri i militari hanno incontrato la delegazione del movimento 5 giugno, formato da oppositori, società civile e gruppi religiosi che da mesi chiedeva le dimissioni dell’ex presidente Ibrahim Boubakar Keita. I rappresentanti del movimento che incarna le istanze popolari si dicono pronti ad accompagnare il processo di transizione che la giunta militare propone di tre anni mentre la Cedeao (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) chiede che tale processo non superi i 12 mesi. Nel frattempo l’Ue blocca provvisoriamente le sue missioni in Mali condannando il colpo di stato.

Libia: Quattro giorni di coprifuoco

Il governo di accordo nazionale libico di Tripoli ha annunciato ieri sera l’imposizione di un coprifuoco di 24 ore per quattro giorni nella capitale. Secondo quanto si legge da un comunicato stampa diffuso dal governo, passati i 4 giorni, il coprifuoco sarà prorogato per altri 10 e ridotto dalle 21 alle 6 del mattino. La motivazione ufficiale è quella di contenere la diffusione dei contagi di coronavirus, tuttavia, secondo diversi osservatori, questo sarebbe un modo per bloccare sul nascere nuovi episodi di rivolta. Ieri, il portale Libya Observer dava notizia dell’attacco alla residenza del leader del Consiglio presidenziale libico, Fayez al-Serraj, da parte di un gruppo di manifestanti. Al coprifuoco si aggiunge il divieto all’uso dei trasporti di massa, alla partecipazione di riunioni sociali e religiose, e la chiusura dei principali mercati cittadini.

Appello contro le stragi di migranti 

«E se fossimo noi ad affogare?». Inizia così la lettera aperta pubblicata ieri da Nigrizia, Libera, Centro Astalli, missionari comboniani e decine di altre associazioni umanitarie, in un elenco che continua ad aggiornarsi. Lo scritto interroga le coscienze e punta il dito sulle responsabilità italiane ed europee per le morti dei migranti nel Mediterraneo. Facendo riferimento agli ultimi, tragici naufragi, davanti alla Libia, l’appello invita a «gridare tutta la propria indignazione» e a «esigere un cambio di rotta dell’Italia e dell’Europa, complici delle stragi, di fronte agli ennesimi crimini di omissione di soccorso!». Richiamando le parole di papa Francesco, i firmatari invitano a partecipare a una protesta pacifica, che prevede un giorno di digiuno contro l’indifferenza (domani) e l’adesione alla campagna di sensibilizzazione.