Giulio Regeni (Facebook)

Oggi parliamo dell’avvio a Roma del processo per l’omicidio Regeni in Egitto, del ritiro di finanziamenti europei all’Eritrea e dello stop alla costruzione di una base navale militare russa in Sudan.

Omicidio Regeni: aperto a Roma il processo a 4 agenti dell’intelligence egiziana

A oltre cinque anni dal sequestro e l’omicidio al Cairo di Giulio Regeni, si apre oggi a Roma l’udienza preliminare del procedimento a carico dei quattro agenti appartenenti ai servizi segreti egiziani.
Nessuno di loro sarà presente. L’Egitto non ha mai fornito agli inquirenti gli indirizzi utili a notificare loro gli atti del procedimento.
La procura di Roma è convinta che Giulio sia stato torturato e ucciso dopo esser stato segnalato come spia alla National Security dal sindacalista degli ambulanti, Mohammed Abdallah, con il quale era entrato in contatto per i suoi studi.
Da ieri gira su Youtube un documentario che infanga il nome di Regeni, insinuando che fosse una spia dei Fratelli musulmani. Il video contiene varie interviste a ex generali, parlamentari ed ex ministri italiani.

L’Europa devia su altri paesi 121 milioni di euro di aiuti destinati all’Eritrea

L’Unione Europea si prepara a riallocare 121 milioni di euro di aiuti allo sviluppo inizialmente destinati all’Eritrea. La decisione di Bruxelles è motivata dal blocco da parte di Asmara dei progetti finanziati, ma anche dall’impiego delle truppe eritree nel Tigray, in Etiopia.
Se approvata dagli Stati membri, la decisione segnerà la fine del controverso sostegno che l’Europa ha dato dal 2018 al regime eritreo.
I 121 milioni di euro saranno invece suddivisi tra altri paesi dell’Africa orientale: 62 milioni andranno a sostegno della transizione democratica in Sudan, 18 milioni per aiuti ai rifugiati etiopici del Tigray, 20 milioni per aiuti alimentari in Sud Sudan e 20 milioni per il sostegno ai rifugiati nel Corno d’Africa.

Sudan: sospeso l’accordo per la costruzione di una base navale militare russa 

Il Sudan ha sospeso un accordo con la Russia per la costruzione di una base militare sul Mar Rosso, fino alla sua approvazione da parte del Consiglio legislativo di transizione, il parlamento, che non è ancora stato formato.
Da ieri alle navi russe che avevano iniziato a trasportare il materiale è stato impedito l’accesso alla base militare sudanese Flamingo.
L’accordo per la creazione di una struttura che ospiterebbe 300 soldati e 4 navi russe, era stato siglato nel 2017 tra il deposto presidente Omar El-Bashir e Vladimir Putin, che lo aveva ratificato nel novembre scorso.
La presenza di una struttura militare russa sul Mar Rosso ha sollevato la preoccupazione degli Stati Uniti e di diversi paesi della regione.

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