Abdel Fattah al-Sisi con Emmanuel Macron (Credit: euronews.com)

Oggi parliamo dell’intervento del presidente egiziano contro il suo omonimo francese, dei leader religiosi uniti a favore della libertà di culto in Sudan e della liberazione di giornalisti arrestati durante una manifestazione in Angola.

Egitto: il presidente al-Sisi interviene contro la satira e il presidente francese

La satira deve «smettere di ferire noi e tutti i musulmani». Sono le parole del presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi. Per lui «offendere i profeti e i messaggeri riflette la mancata stima dei valori religiosi e ferisce i sentimenti di milioni di musulmani». Le sue dichiarazioni sono una risposta alle parole del presidente francese, Emmanuel Macron, secondo cui pubblicare vignette satiriche su Maometto rientra nel principio della libertà di parola.

Una presa di posizione che ha innescato violente polemiche nel mondo islamico, soprattutto in Turchia e in Iran. Ieri, sempre al Cairo, è intervenuto il procuratore generale egiziano, Hamada al Sawi, che si occupa del caso Regeni. Ha affermato che «la pubblica accusa si sta occupando in modo trasparente della vicenda e che non c’è nulla da nascondere».

Sudan: leader religiosi uniti a favore della libertà di culto 

Al termine di una conferenza di due giorni, i leader religiosi del Sudan hanno firmato una dichiarazione per promuovere la libertà di culto nel paese e per incoraggiare il dialogo comunitario tra persone di fedi diverse. Si tratta di una svolta storica dopo tre decenni di regime islamista, rovesciato nell’aprile 2019 dopo mesi di proteste popolari.

In Sudan la legislazione è stata finora basata sulla legge islamica, introdotta nel 1983, ma il nuovo governo di transizione si è di recente impegnato a favorire la libertà di culto in tutto il paese, alle prese con una profonda crisi economica e sociale. Martedì, intanto, il governo ha annunciato un aumento di oltre il 400% del prezzo del carburante.

Angola: liberati i giornalisti arrestati durante una manifestazione dell’opposizione

Sono stati liberati i giornalisti fermati dalla polizia sabato scorso a Luanda, capitale dell’Angola. A loro carico nessuna accusa. Stavano infatti seguendo una manifestazione indetta dal maggiore partito dell’opposizione, l’Unita, contro il governo del presidente João Lourenço e documentando il comportamento violento della polizia nei confronti dei manifestanti. La manifestazione era stata in un primo momento autorizzata e poi vietata in ragione della nuova legge per contrastare il coronavirus.

Osvaldo Silva, giornalista dell’Agenzia France Presse, ha dichiarato che la polizia ha intimato a lui e ad altri colleghi di andarsene e poi ha cominciato a picchiarli con i manganelli. Mentre lo portavano in prigione gli agenti hanno costretto Silva a cancellare le foto della manifestazione che aveva appena scattato.