Oggi parliamo della vicenda di un cittadino egitto-australiano incarcerato in Egitto per un “like” su Facebook, di 170 elefanti messi in vendita dalla Namibia e del Rapporto della Fondazione Di Vittorio su migranti e sindacato.

Egitto: 10 mesi di carcere per un “like” su Facebook

In Egitto succede che per un like messo su una pagina Facebook si scontino 10 mesi nel carcere di massima sicurezza di Tora. È quanto accaduto a Waled Youssef, un cittadino egiziano di 45 anni emigrato in Australia 20 anni fa e arrestato nel gennaio scorso al Cairo dopo essere rientrato per una visita alla famiglia.

Lo sfortunato aveva messo un “mi piace” al post di un candidato alle presidenziali del 2012, considerato, evidentemente, un soggetto pericoloso. La polizia lo ha arrestato per «adesione a un gruppo politico non autorizzato», e il tribunale ha confermato l’accusa. Secondo fonti della stampa australiana, citate dall’agenzia Dire, l’uomo è stato ora rilasciato ed è potuto rientrare grazie alle pressioni del governo di Canberra sull’esecutivo del Cairo.

Namibia: il governo mette in vendita 170 elefanti per salvarli dalla siccità

Il ministero dell’Ambiente, delle Foreste e del Turismo della Namibia ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto per 170 elefanti, definiti di “alto valore”. La vendita, fanno sapere le autorità namibiane, è stata decisa per salvare i pachidermi dalla prolungata siccità e per l’aumento dei conflitti con l’uomo.

Gli acquirenti dovranno essere in possesso di requisiti specifici, come il rispetto degli standard internazionali a garanzia della specie e di un permesso per l’esportazione degli animali. L’anno scorso, la Namibia ha autorizzato la vendita di almeno 1.000 animali selvatici che rischiavano di morire di fame a causa del disseccamento dei pascoli e delle fonti d’acqua.  

Migranti: quasi un iscritto su 10 ai sindacati è un lavoratore straniero

In Italia quasi un iscritto a Cgil, Cisl e Uil su 10 è straniero. In 4 anni il numero è aumentato di 164mila unità. Nel 2019, gli iscritti migranti risultano essere oltre un milione, pari al 9,3% del totale. A diffondere i dati, il 9° Rapporto della Fondazione Di Vittorio, “Migranti e sindacato” che fotografa lo stato del lavoro straniero in Italia. Per lo più impiegato in settori dove non vi è alcuna crescita professionale.

La manodopera immigrata per oltre il 60% è confinata in sole 10 professioni che hanno a che fare con la cura domestica e familiare, le campagne, i microcantieri e la gig economy, l’economia a chiamata dei lavori saltuari. Gli stranieri guadagnano in media circa un quarto in meno rispetto ai colleghi italiani.