Da sinistra: il vicepresidente kenyano William Ruto, il presidente Uhuru Kenyatta e l'oppositore Raila Odinga

Oggi parliamo della rissa nel parlamento del Kenya durante la discussione della nuova legge elettorale, dell’arresto in Uganda di uno scrittore critico nei confronti del presidente e della proposta di una transizione di due anni in Guinea. 

Kenya: rissa in parlamento attorno sulle modifiche alla legge elettorale 

Furiosa rissa ieri nel parlamento del Kenya, dove si stava discutendo un controverso disegno di legge che contiene emendamenti alla legge elettorale, in vista del voto del prossimo agosto. La nuova legislazione consentirebbe a una coalizione di partiti di schierare un candidato alla presidenza, mentre la legge attuale richiede che il candidato appartenga a un partito o sia indipendente. I contrari alle modifiche temono che il presidente uscente Uhuru Kenyatta – che ha concluso il secondo mandato e non potrà ricandidarsi – e il suo ex oppositore Raila Odinga, possano così costruire un’ampia coalizione. Contrario all’alleanza tra i due è il vicepresidente William Ruto, che Kenyatta aveva inizialmente consacrato come suo successore, che si prevede che correrà contro Odinga alle prossime elezioni.

Uganda: arrestato lo scrittore Kakwenza Rukirabashaija

Lo scrittore ugandese Kakwenza Rukirabashaija, che quest’anno ha vinto il prestigioso premio internazionale per la scrittura coraggiosa del Pen Pinter Prize, è stato arrestato dall’intelligence di Kampala. Il motivo del suo arresto non è chiaro, ma il suo avvocato sospetta sia legato al suo libro, The Greedy Barbarian, (L’avido barbarico) un romanzo sulla corruzione in Uganda che chiama in causa il presidente Yoweri Museveni e suo figlio, il tenente generale Muhoozi Kainerugaba. Lo scrittore di recente ha inoltre pubblicato un tweet in cui definiva il generale “obeso”, denunciando che “i Museveni hanno imposto enormi sofferenze al paese”. Il partito di opposizione Forum per il cambiamento democratico (Fdc) ha condannato l’arresto, chiedendo la sua liberazione.

Guinea: gruppi della società civile propongono una transizione di 24 mesi

L’alleanza di cittadini per la transizione – una coalizione di associazioni della società civile – ha proposto che il paese imbocchi una transizione della durata di due anni. Una proposta che sembra fare il gioco del colonnello Mamady Doumbouya che lo scorso 5 settembre ha rovesciato il regime di Alpha Condé, ha promesso di restituire al più presto il potere ai civili, ma non ha mai indicato un calendario elettorale. La Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao) aveva chiesto con insistenza che il voto si tenesse entro sei mesi dal colpo di stato, ovvero a febbraio. Il colonnello finora si è limitato a informare la Cedeao che il Consiglio nazionale di transizione sarà istituito entro il 31 dicembre e sarà questo organo a decidere le tappe della transizione e dunque la data del voto.

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