Alberi abbattuti per una piantagione di cacao all'interno della Riserva Forestale di Scio nella Costa d'Avorio occidentale (Credit: Mighty Earth)

Oggi parliamo dell’allarme per l’avanzare del disboscamento in Africa, della nomina della prima premier donna in Tunisia e della seconda tornata delle elezioni parlamentari in Etiopia.

Africa Climate Week: il continente perde ogni anni 4 milioni di ettari di foreste

L’Africa perde ogni anno 4 milioni di ettari di foreste, secondo un rapporto della Fao e dell’Agenzia per lo sviluppo dell’Unione africana (Nepad) presentato ieri durante l’Africa Climate Week. Nel continente “fino al 65% della terra produttiva è degradata e la desertificazione colpisce il 45% del territorio”, denuncia lo studio, citando tra le cause la conversione e il disboscamento delle foreste, l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, l’urbanizzazione e la siccità. La scomparsa delle foreste costa al continente una perdita del 3% del suo Pil. Inoltre, i paesaggi forestali degradati intensificano gli effetti del cambiamento climatico e costituiscono una barriera alla costruzione di comunità resilienti e prospere, poiché il 60% degli africani dipende da terre e foreste.

Tunisia: il presidente nomina la prima premier donna nella storia del paese

Il presidente della Tunisia Kais Saied, che il 25 luglio scorso ha preso pieni poteri, esautorando il parlamento e prendendo in mano il potere giudiziario, ha incaricato una docente universitaria, Najla Bouden, di formare un nuovo governo. Un’operazione che dovrebbe avvenire nell’arco di qualche giorno, ma che non cambia lo scenario: il capo dello stato, come prevede un decreto del 22 settembre, è il capo dell’esecutivo e presiede il consiglio dei ministri. È comunque la prima volta nella storia della Tunisia che è affidato a una donna il compito di scegliere i componenti di un governo e, almeno formalmente, di guidarlo.

Elezioni legislative ritardate in Etiopia: oggi si vota in tre regioni

In Etiopia si vota oggi in tre regioni in cui le elezioni legislative dello scorso giugno erano state posticipate. Il voto si svolge nella regione Somala, voto boicottato dai tre principali partiti d’opposizione, in quella Harar e nella regione sudoccidentale delle Nazioni, delle nazionalità e dei popoli del Sud (Snnpr), dove si vota anche un referendum sull’opportunità di separarsi e formare il proprio stato regionale, che lo renderebbe l’11° del paese. L’Etiopia ha 547 seggi parlamentari. Il partito del primo ministro Abiy Ahmed ha già ottenuto 410 dei 436 seggi parlamentari con il voto di giugno. Oggi si vota per altri 47 seggi. Non è chiaro quando si svolgeranno le elezioni ritardate per i restanti 64 seggi, nel Tigray, Amhara, Oromia e in alcuni collegi elettorali in Afar e Benishangul-Gumuz. Indipendentemente dai risultati del voto il premier formerà il suo nuovo governo il 4 ottobre.

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